Nel mondo della scuola, che fonde mirabilmente le sinuosità della lingua italiana e le asperità della burocrazia pubblica, questa verrà ricordata come l’«era dei reggenti». In grammatica si usa definire reggente un elemento sintattico cui un altro si appoggia, rimanendone condizionato. Nell’ambito politico e amministrativo il termine si riferisce a chi esercita provvisoriamente funzioni altrui, al posto del titolare impedito o non ancora nominato.
Presidi e dirigenti dovrebbero essere tali per lassi di tempo contenuti, ma a giudicare dalla prassi attuale sembra che l’eccezionalità sia diventata norma. Anche in provincia di Brescia. E il numero di dirigenti con doppio incarico - che deve correre da una scuola all’altra - invece che diminuire è destinato addirittura a crescere: parliamo di ben 28 reggenti per le 143 realtà scolastiche bresciane. Va considerato che ogni incaricato in simili casi divide il suo tempo tra due poli diversi, con centinaia di docenti e migliaia di studenti: quindi 56 istituti su 143 oggi sono retti in questo modo. Si tratta quasi del 40% del totale.



