Un neolaureato 24enne di oggi ha già vissuto, anche senza saperlo, cinque «rivoluzioni» italiane del sistema di accesso all’insegnamento. Adesso quella pubblicata sulla Gazzetta ufficiale è presentata da più parti come la riforma definitiva, anche se molti esperti auspicano che, dopo l’ennesimo mutamento del canale d’accesso, ci si preoccupi del fiume-scuola arginando ben altre criticità.
Cambiano dunque i requisiti per insegnare alle medie e alle superiori: serviranno la laurea e 60 crediti Cfu o Cfa specifici (che costerebbero al candidato, stando alle stime, circa 2.500 euro), la metà dei quali fruibili online. Il Dpcm è stato pubblicato il 25 settembre. L’obiettivo è partire a gennaio in Università ed enti Afam con corsi aperti sia a coloro che hanno una laurea magistrale sia ai laureandi. Ed è questo uno dei punti salienti: potendo maturare il percorso mentre si studia, si dovrebbero accorciare i tempi. Un terzo dei crediti – 20 su 60 – arriva via tirocinio: 12 ore in presenza per ogni Cfu. Alla fine bisognerà passare una prova scritta, come analisi critica di episodi del tirocinio, e una lezione simulata.


