Scuola

In Lombardia e a Brescia continuano a mancare insegnanti

Il nuovo concorso porterà 9mila docenti in tutta la regione, solo nella nostra provincia ne servono almeno 5mila
Il nuovo concorso dovrebbe portare altri novemila insegnanti nelle scuole lombarde
Il nuovo concorso dovrebbe portare altri novemila insegnanti nelle scuole lombarde

Se disegnassimo una mappa dei posti in gioco con il prossimo concorso per l’insegnamento, dovremmo riempire la Lombardia di icone a forma di cattedra. Su 30mila chance potenzialmente aperte dalla selezione legata al Pnrr sono quasi novemila quelle che dovrebbero riguardare i posti in regione, divise in quattromila circa per infanzia e primaria e altre cinquemila per medie e superiori.

Cifre non microscopiche, ma ben lontane dal colmare ogni lacuna, visto che per soddisfare le necessità dei 145 istituti del territorio, solo nel Bresciano, servirebbe assumere almeno 5mila precari.

Le nuove modalità per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, in ogni caso, mirano al reclutamento in ruolo nelle scuole di ogni ordine e grado: i bandi sono stati pubblicati l’11 dicembre sul sito del Ministero dell’istruzione e del merito che è in attesa di «autorizzazione» per una tranche da ulteriori 14mila ingressi.

Le reazioni

Le premesse non sono ritenute ottimali da numerosi rappresentanti del mondo sindacale, tra i quali Adriano Cattelan, coordinatore provinciale Gilda di Brescia, che sottolinea come il numero dei selezionati potrebbe risultare molto più basso, a prova avvenuta.

«Le cifre sono tali, in teoria, perché ricordiamo che al concorso precedente la percentuale dei docenti che non superarono la prova fu altissima: per alcune "classi" si arrivò al 70%. Oltre al fatto che emersero errori dilettanteschi nelle formulazioni, va detto che è difficile rispondere alle domande a scelta multipla: il quiz è disorientante. Non contempla la materia insegnata: spesso di tratta di problemi generali attinenti alla scuola, per la cui soluzione sono richieste una certa logica e una notevole capacità di razionalizzare, in due minuti, temi di psicologia, antropologia, didattica e metodologia. Il "luminare" non avrà problemi ma esistono molti docenti preparati - e capaci di entrare in relazione con i ragazzi - che non emergeranno».

La prova scritta è in modalità «computer based», bisogna rispondere a 50 domande in 100 minuti. Il docente non è testato sulle competenze specifiche, la sua materia entra in gioco solo in seguito, all’orale. Potranno partecipare le persone già abilitate, i docenti che hanno acquisito i 24 Cfu entro il 31 ottobre 2022 e chi hanno prestato servizio nelle statali almeno un triennio (negli ultimi 5). Il bando è aperto fino al 9 gennaio.

Chi supererà l’esame otterrà un contratto in prova. «Un tempo determinato durate il quale il docente dovrà maturare i crediti formativi universitari a spese proprie; poi dovrà rimanere 3 anni nella scuola che lo assume. E c’è un ulteriore cambiamento su cui siamo molto critici: la novità dell’introduzione dei 60 Cfu è assurda - incalza Cattelan -. Che per accedere a un posto, da concorso pubblico, una persona debba iscriversi a un simile percorso e dopo pagarsi di tasca sua l’abilitazione (che può così costare 2.500 euro) non è in linea con la Costituzione e non rispetta il concetto di diritto allo studio».

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