“Ti ricordi?” chiese Ace. Tutti e due erano consapevoli di ciò che era avvenuto dopo allora, dopo la reclusione a Death Town. Era la città della morte.
Esistevano molte leggende su questa città: antichi racconti testimoniavano che la morte viveva direttamente nel suo sottosuolo e che la pioggia rossa che cadeva dal cielo fosse il sangue delle persone imprigionate in questa città.
E' vero che Death Town era una città, ma non solo ..
Death Town era una città-prigione, e di tutte quelle leggende che circolano solo una era certa: quella città rubava l'anima, letteralmente. Chi veniva recluso in questa città-prigione perdeva, a poco a poco, la propria anima, diventando un guscio vuoto, fragile.
Nessuno, ancora oggi, sa come avvenisse tale processo, e pochi erano metodi per difendersi … Fortunatamente Ace e Geco sapevano come fare. Ace e Geco erano due fratelli gemelli, maghi di nascita, ed erano rinchiusi a Death Town per aver difeso la sorella dagli abusi di una guardia della città.
Ovviamente quelli non erano i loro veri nomi: i loro veri nomi se li era presi la città. La città, oltre ai nomi, si era appropriata di molto altro come la gioia, la spensieratezza d'un tempo e la voglia di sognare. Tutti i detenuti, per sopravvivere, si assegnavano dei soprannomi per identificarsi. Dopo due anni di reclusione anche Ace e Geco avevano i propri nuovi nomi, ed era un buon risultato per due ragazzi di soli diciotto anni, essere considerati alla pari da dei prigionieri che erano rinchiusi nella città da molti anni e per i più disparati motivi.
Il soprannome completo di Ace era “Ace Of Sword” perché era tanto bravo con la spada, quando era fortunato nel gioco d'azzardo. Ovviamente nessuno sapeva che la fortuna e la creava lui.
E poi c'era Geco, suo fratello, chiamato così per i suoi occhiali enormi che sovrastavano il viso. Era molto intelligente e conosceva parecchie cose riguardo alla maglia.
Grazie a questa conoscenza Geco era in grado di ritardare il processo di assorbimento dell'anima della città. Esisteva, però, solo un mondo per fermarlo del tutto: scappare. Scappare, andarsene da lì, lasciare quel posto terrificante era l'unico pensiero che i due fratelli avevano in mente, giorno e notte. Ace e Geco si concentravano giorno e notte per studiare il piano migliore di evasione da quel posto, cercando di non perdere la propria anima; e avevano un piano per farlo.
Nell'arco di questi due anni avevano scavato un tunnel che, dalla loro cella, portava diritto nei sotterranei e, tramite l'ausilio di favori e ricatti che erano riusciti col tempo a creare, erano riusciti a ottenere le mappe dei sotterranei. Il piano era ben studiato e abbastanza semplice: dovevano solo raggiungere un vecchio tunnel che portava direttamente fuori dalla città.
“Strano che nessuno lo abbia mai usato … “ Pensò Geco, ma ormai il tempo stava per scadere e dovevano lasciare la prigione. Così, nel giorno stabilito, quando la luna si era fatta piena e la sua luce rischiarava i cuori tristi degli “abitanti” della città, si addentrarono nei cunicoli dei sotterranei, e seguendo la mappa arrivarono alla stanza che precedeva il corridoio che li avrebbe condotti all'esterno. Facendosi largo tra un dedalo di cunicoli deserti e freddi che non erano attraversati da una figura umana da almeno cento anni.
Ace e Geco si tenevano stretti ed erano combattuti tra un sentimento di speranza misto a trepidazione e un profondo terrore. Dopo qualche minuto di camminata, che a loro sembrò durante un secolo, Ace e Geco videro una luce in fondo al tunnel che li avrebbe condotti in una stanza gigantesca. Varcata la soglia i due gemelli si trovarono di fronte uno spettacolo alquanto insolito: un trono di un rosso raggiante si staglia davanti ai loro occhi.
Seduto sul trono un ragazzo, di qualche più giovane di loro, ma con uno sguardo invecchiato che pareva quello di un uomo vissuto. Era vestito di nero con un'armatura in cuoio e un cappuccio nero sulla testa che gli copriva parzialmente i lunghi capelli corvini.
Alla vista dei due il ragazzo balzò dal suo trono e esclamò con ari stupefatta: “Oh, che sorpresa, erano anni che nessuno passava di qui. Deduco che stiate tentando di evadere … ma la libertà non si conquista così facilmente!” i ragazzi ancora impietriti dalla vista di quella figura, rimasero in silenzio senza quasi respirare.
Ace, prendendo coraggio, chiese alla strana figura in che modo potessero ottenere la libertà per lui e suo fratello.
Il ragazzo, che si era ormai alzato dal trono e si era avvicinato a loro, con aria di chi sapeva cosa faceva, gli pose un quesito: “Per ottenere la libertà, basterà risolvere questo enigma: la libertà è un diritto di ogni essere oppure è per pochi eletti e va conquistata con la forza?” Ace guardò Geco con gli occhi sicuri, anche se Death Town a poco a poco rubava l'anima ai suoi abitanti all'udire di quelle parole, si risvegliò in lui un'antica convinzione.
La risposta uscì perentoria dalle sue labbra: “La libertà è indubbiamente un diritto di ogni essere umano ma nel caso in cui qualcuno attentasse ad essa bisogna combattere con tutte le forze per riconquistarla”.
Il ragazzo, ammutolito dalla risposta, dalla sicurezza e dal coraggio dimostrato, ci mise un po' realizzare che quei due giovani erano i primi nella storia millenaria di Death Town ad aver dato la risposta corretta e ad essersi riguadagnati la libertà che gli era stata portata via.
Mattia Berardi – Cf Aib (Ome) – Classe IV
In fuga
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