Elementari e medie: a settembre le prime perdono mille alunni

Sarà che si fanno meno figli, sarà che le piccole frazioni si stanno spopolando, sarà che i costi per mantenere in piedi gli istituti si sono impennati, sta di fatto che la «geografia» delle scuole dell’obbligo sta cambiando. Sono tanti, infatti, i plessi che a settembre rischiano di iniziare il nuovo anno senza nessuna classe di prima elementare.
Con tutte le conseguenze del caso: trasferimento dei pochi iscritti in altre realtà e futuro della scuola seriamente compromesso.
I dati
Del resto i numeri parlano chiaro: se nel 2016 le elementari statali bresciane contavano 60.120 studenti, quest’anno sono 52.768 (quindi 7.352 in meno). Regge di più la situazione alle medie dove gli alunni negli ultimi cinque anni oscillano tra le 3.500 e le 3.660 unità. Ma, in ogni caso, i dati riferiti alle sole classi prime non sono incoraggianti: il nuovo anno inizierà con 1.134 studenti in meno. Le nuove prime elementari avranno una popolazione ridotta di 382 scolari (sono 9.998 e diventeranno 9.616), le nuove prime medie di 752 alunni (sono 11.795, saranno 11.043).
Chi getta la spugna
Alcune primarie hanno già annunciato che non verranno costituite classi di prima: impossibile raggiungere la soglia minima dei 15 alunni per sezione stabilita dal Dpr n°81 del 2009. Tra queste ci sono la scuola di Navezze di Gussago (che ha raccolto soltanto nove iscrizioni) e la Rodari di Gardone Valtrompia. Quella di Lozio, che ha resistito decenni con una pluriclasse (composta da scolari dalla prima alla quinta) e che ora, scesa sotto quota otto alunni, è costretta a gettare la spugna (il Comune porterà i ragazzi a proprie spese a Malegno). E quella di Manerbio, in questo caso parrocchiale e dedicata a Sant’Angela Merici, che, per calo di adesioni e scelte gestionali, perderà la prima, ma anche la terza e la quarta.
Paritarie
Per le scuole non statali - che, alla primaria, in cinque anni hanno visto un leggero calo su numeri totali più contenuti (da 4.028 a 3.917) - le regole sono diverse. Come ci spiega Davide Guarneri, responsabile diocesano per il coordinamento delle scuole cattoliche, «non esiste un numero minimo di iscritti per comporre una classe, ma sotto i dieci alunni viene meno il contributo dello Stato. Le iscrizioni, che nelle statali si sono chiuse a inizio febbraio, da noi proseguono fino a settembre e, ad oggi, sono complete all’80%». Spulciandole, Guarneri ha notato «segnali incoraggianti e dimostrazioni di fiducia nei confronti delle nostre scuole. Anche realtà piccole, come quelle di Cogno e Pontevico, registrano un sensibile aumento delle adesioni. Se guardiamo al futuro la preoccupazione, ad ogni modo c’è, ma bisogna fare tutto il possibile per evitare di chiudere. Una scuola che viene meno rappresenta, infatti, un altro fattore di denatalità».
La mappa
A Brescia l’assessore all’Istruzione Fabio Capra riferisce di non aver avuto segnalazioni di criticità. Anche la Tito Speri che in passato ha rischiato di non avere un numero sufficiente di iscritti, a settembre dovrebbe iniziare l’anno con due prime. In provincia il problema è invece molto sentito a Lumezzane, dove una primaria potrebbe perdere la prima. Sul tema il Comune non si sbottona: la situazione verrà presto illustrata alle famiglie in un incontro pubblico. A Montichiari il futuro è incerto nelle scuole di Vighizzolo e Sant’Antonio. A Casto è probabile che venga meno un intero plesso scolastico, quello di Comero, che già aveva la pluriclasse: escono dieci alunni dalla quinta, non ne entrano altri e ne rimangono soltanto due. Preoccupazioni ci sono anche a Darfo e Gavardo. A Moniga e Pozzolengo le classi prime ci saranno, ma per un pelo. A Castenedolo i numeri sono al limite, ma dovrebbero essere confermate le cinque consuete prime elementari (una alla Macina, una a Capodimonte e tre in centro). Il Comprensivo di Corte Franca partirà con due prime, una in meno di ora. Iscrizioni in calo pure al Montalcini di Iseo.
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