Scuola

Cellulare a scuola, Foppa e Scuola Bottega pionieri dello stop

I due istituti bresciani hanno affrontato la questione diversi anni fa puntando su regole ed educazione
L'armadietto in cui vengono riposti i cellulari degli studenti
L'armadietto in cui vengono riposti i cellulari degli studenti
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Sui cellulari a scuola – che da quest’anno saranno completamente vietati – il liceo Foppa ha bruciato tutti. E in tempi non sospetti. «È una linea educativa perseguita da oltre 10 anni – spiega la dirigente Margherita Antonucci – e con il passare degli anni ci siamo perfezionati, anche per stare al passo con i vari progressi della tecnologia».

Al liceo Foppa

All’inizio c’era una scatola dove inserire i telefoni, ora in ogni aula, laboratorio e in palestra c’è un armadietto fornito di chiave: «Il telefono va deposto all’interno spento – dice – e viene ripreso alla fine delle lezioni. La chiave è affidata al docente. Se i ragazzi devono andare nei laboratori o in palestra lo smartphone viene ripreso, ma deve restare spento. E messo nell’armadietto dell’altra classe».

La vecchia scatola in cui venivano conservati i cellulari dei ragazzi
La vecchia scatola in cui venivano conservati i cellulari dei ragazzi

Insomma, non va mai riacceso. E questo vale anche per far sì che non si colleghi ad altri dispositivi come lo smartwatch. Ovviamente ci sono anche delle sanzioni che sono graduali: «Si parte dal richiamo scritto e si va, nei casi più gravi, fino alla sospensione – dice Antonucci –. Questo nel caso, per fare un esempio, di foto e video in contesto scolastico». Ma una piccola sanzione scatta anche se il telefono suona mentre è nell’armadietto.È facile mantenere questa linea? «Le problematiche maggiori le riscontriamo nelle classi prime perché non sono abituate; dopo i primi mesi però diventa la normalità. L’obiettivo non è vietare, ma educare quindi cerchiamo di far capire che oltre all’aspetto della sanzione c’è la reciproca fiducia e l’aspetto formativo. E il prossimo tema da affrontare sarà l’intelligenza artificiale: insegnare ai ragazzi ad utilizzarla in maniera corretta».

Scuola Bottega

Alla Scuola Bottega il divieto di dispositivi personali in classe è arrivato circa 6 anni fa. E contemporaneamente si è dato agli alunni tablet personali e una connessione scolastica. Il cellulare personale, quindi, non serve. La gestione è semplice: «Durante l’appello i ragazzi consegnano i telefoni al docente che li ripone personalmente in contenitori che poi sono portati in segreteria. E lì restano dalle 8 alle 14» dice la direttrice Anna Maria Gandolfi.

«Non sono mancati i furbi che hanno consegnato il vecchio smartphone – continua –, ma il nostro controllo è continuo e a sorpresa. Se troviamo qualcuno che trasgredisce, i ragazzi lo sanno bene, il telefono viene sequestrato per una settimana. Solo il genitore può ritirarlo prima e in sei anni sarà successo un paio di volte. Quello che riscontriamo in questa settimana, e ce lo riferiscono anche i genitori, è che alcuni ragazzi hanno vere e proprie crisi di astinenza per la mancanza dello smartphone».

Il telefono, però, non è visto come un demone: «La scuola propone la formazione per il corretto uso e sono convinta che – dice Gandolfi – debba diventare un insegnamento curricolare. Da quest’anno vorremmo coinvolgere anche i genitori in questa attività».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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