Volontari in corsia, all’ospedale Civile un percorso di formazione

C’è chi nel fare volontariato in ospedale prova serenità. Altri leggerezza e spensieratezza grazie al rapporto che si crea soprattutto con i bambini. Altri ancora che riescono ad affrontare le loro patologie in termini positivi aiutando chi si trova a vivere - e condividere - le stesse esperienze. Certo, dedicarsi agli altri in un contesto come quello ospedaliero richiede però una formazione. Ci sono associazioni che provvedono, prima di avviare i propri soci in corsia e nei reparti, a prepararli. Ma è proprio dalle 125 associazioni che collaborano con l’Asst Spedali Civili di Brescia, che è arrivata la richiesta di predisporre un corso dedicato ai volontari che in ospedale si muovono.
A maggio 150 persone potranno seguire i quattro moduli (di due ore ciascuno) su svariati temi quali ad esempio la mission dell’Asst, gli aspetti normativi o di sicurezza, l’ascolto attivo ed empatico o anche come organizzare una raccolta fondi.

Parti integranti
«Questo perché - ha spiegato il direttore generale Luigi Cajazzo - il volontario è parte integrante del nostro sistema, completa l’eccellenza degli Spedali Civili». E molti referenti delle numerose associazioni coinvolte hanno ribadito l’importanza non solo del corso ma anche dell’aver costituito i tre Cet, Comitati esecutivi territoriali di cui fanno parte sodalizi che si occupano dei settori ospedaliero, pediatrico e territoriale. «Noi siamo formati costantemente - spiega Fulvia di Abe, Associazione bambino emopatico che opera in Oncoematologia - soprattutto con training psicologici, ma ben venga tutto ciò che serve a migliorare la vita dei nostri piccoli pazienti. Fare la volontaria mi dà tanto - continua -. Mi dà serenità, i bambini hanno una forza incredibile».
Anche per Samantha, giovane volontaria sempre di Abe, è la stessa cosa: «Noi facciamo in modo che i piccoli non restino mai soli. Come fotografa li faccio giocare o con la Polaroid o con vecchie macchine. I bambini riescono a essere più leggeri e spensierati e te lo trasmettono».
Nini Ferrari, presidente di Esa - Educazione alla salute attiva, confida: «Per me esser volontario significa vedere la mia malattia da un altro punto di vista: significa aiutare gli altri e vedere il mio stato di paziente in termini positivi. Da presidente mi occupo di predisporre convenzioni per la diagnosi precoce di tumori al seno perché in certi casi gli esami vanno fatti prima dello screening regionale. Condividere i problemi dà sollievo». «Così come far cose insieme e che ci fanno star bene - aggiunge Graziella Iacono di Ados, Associazione donne operate al seno -. Ci facciamo forza. Poi facciamo accoglienza alla Breast unit, ma organizziamo anche corsi sportivi in palestra o in piscina due mattine la settimana».
Nati per vivere offre invece «supporto diretto ai genitori in reparto - spiega la presidente Flora Di Flora -, offrendo ascolto ma anche sostegno diretto alle famiglie, offrendo - per chi arriva da lontano - una casa o anche aiuti a livello economico. È importante che il piccolo senta sempre vicina la presenza dei genitori».
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