Salute e benessere

Riforma dei medici di base, la bozza non piace ai sindacati bresciani

Fimmg: «Temiamo che faccia parte di un progetto di progressivo smantellamento del Servizio sanitario nazionale». Lo Snami la interpreta come «un intervento correttivo frettoloso per risolvere le criticità strutturali delle Case di comunità». È no anche per la Fmt
Aperta la discussione su come potrebbe evolvere l'assistenza primaria
Aperta la discussione su come potrebbe evolvere l'assistenza primaria

La bozza del decreto-legge che riforma l’assistenza primaria, ora all’esame delle Regioni, sta suscitando un ampio dibattito anche a livello locale.

Per il medico di famiglia prevede la possibilità di scelta tra due modelli: la convenzione riformata, che resta il «canale ordinario» e preserva il rapporto fiduciario con gli assistiti, e la dipendenza, limitata agli impegni nelle Case della comunità.

Un altro punto centrale è la creazione di una Scuola di specializzazione universitaria della durata di quattro anni, che mira a fornire ai futuri medici una preparazione più mirata e approfondita. Inoltre, la riforma estende l’iscrizione al pediatra fino ai 18 anni, sollevando, quindi, i medici di base da una fetta di assistiti.

Cosa ne pensa la Fimmg

Angelo Rossi, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), esprime forti preoccupazioni, evidenziando che il cuore della professione è il rapporto diretto e personale tra medico e paziente.

Rossi afferma che «le Case di comunità rischiano di trasformare la medicina generale in un servizio impersonale, simile a un pronto soccorso, dove il paziente non sa chi incontrerà e il medico non conosce il paziente».

Secondo il segretario, la riforma potrebbe anche avere un impatto negativo introducendo una «specializzazione minore, senza sbocchi alternativi, e di fatto poco attrattiva». Già oggi, in un clima di incertezze, «i concorsi di ammissione ai corsi regionali di medicina generale vanno semi-deserti». La riforma potrebbe, inoltre, incentivare una formazione per «medici dipendenti, ignorando il valore della professione indipendente, che consente ai medici di gestire piccole attività in autonomia».

Un altro punto sollevato riguarda la sostenibilità del sistema pensionistico dei medici di medicina generale, che «non chiede nulla all’Inps, quindi non pesa sulle finanze pubbliche, e rischia di collassare se non tutelato. Nessuno ha, poi, pensato al personale di studio (infermieri e addetti alla segreteria) assunto dai medici di medicina generale: nel momento in cui scegliessero la dipendenza chi assumerebbe quelle figure?».

Rossi critica anche l’approccio della riforma verso le aree disagiate, osservando che «se un medico non vuole andare in una zona difficile non lo farà, né come dipendente né come libero professionista. La soluzione sta nel creare incentivi adeguati per chi decide di lavorare in queste zone».

Le Case di comunità, inoltre, pur essendo viste positivamente per la razionalizzazione dei servizi, «non sempre rispondono alle reali necessità dei pazienti: costringono a percorrere decine di chilometri per ricevere cure primarie e potrebbero non essere attrezzate in modo sufficiente. In alcune strutture c’è infatti uno studio solo per i medici».

Una sala operatoria
Una sala operatoria

In linea generale il segretario provinciale teme che la riforma faccia parte di un progetto di «progressivo smantellamento del Sistema sanitario nazionale», aprendo la strada a una gestione privatizzata delle cure primarie.

«Se la proposta dovesse passare – sostiene –, il numero di medici continuerebbe a diminuire, e, per quelli rimasti, aumenterebbe il carico di lavoro e il ruolo sempre più burocratico. Studiate in questi termini le novità rischiano di danneggiare la professione e la qualità delle cure».

Il parere dello Snami

La proposta di riforma presentata dal ministro Schillaci fa storcere il naso anche Giovanni Gozio, vicepresidente provinciale del sindacato Snami: «Appare come un intervento correttivo costruito in modo frettoloso, pensato per risolvere le criticità strutturali delle Case di Comunità. Tuttavia, ad oggi, sembra un abito troppo stretto e costoso per l'attuale tessuto del Paese».

Ci sono diversi motivi alla base di questa valutazione. In primo luogo, «la Fondazione Gimbe ha sollevato forti critiche riguardo alla mancanza di reali coperture finanziarie per sostenere il passaggio alla dipendenza e il funzionamento delle nuove strutture. Senza un adeguato stanziamento di risorse per il personale e l’innovazione – commenta –, si corre il rischio di creare "scatole vuote", ossia Case della comunità prive di medici o di attrezzature necessarie».

Un altro fattore critico è «la resistenza culturale, in quanto il rapporto fiduciario tra medico e paziente è profondamente radicato nel Sistema sanitario italiano. Passare a una gestione “di struttura” richiede un cambio di mentalità che non può essere imposto per decreto in pochi mesi. I sindacati dei medici, come il nostro, definiscono il provvedimento inattuabile e pericoloso, temendo una fuga di massa dal settore a causa dei nuovi obblighi organizzativi imposti dalla riforma».

La riforma, inoltre, «rischia di accentuare i divari regionali, poiché l’Italia opera a diverse velocità. Applicare standard nazionali uniformi in territori con risorse e infrastrutture così diverse potrebbe invece aumentare le disuguaglianze, piuttosto che ridurle».

Secondo lo Snami, quindi, «la riforma Schillaci fallisce proprio per la necessità di un “ponte” temporale più lungo e di un sostegno finanziario concreto che, ad oggi, non è visibile. Senza questi elementi, il rischio è che questa visione rimanga imprigionata in una burocrazia inefficace, con un conseguente peggioramento dell’attuale sistema assistenziale. È necessario fermarsi e ripensare questa riforma. Interventi di tale portata devono essere concordati con gli attori coinvolti, cosa che con questa proposta non è stata fatta. Non si possono adottare soluzioni urgenti o dettate da logiche contingenti».

La medicina del territorio ha sicuramente bisogno di miglioramenti, ammette Gozio, «ma deve essere rafforzata nelle sue caratteristiche peculiari, come la capillarità del servizio e il mantenimento del rapporto di fiducia, senza snaturare i principi essenziali che la contraddistinguono».

Le critiche della Fmt

Anche la Fmt (Federazione dei medici territoriali) rappresentata in Lombardia dal segretario regionale Francesco Falsetti, medico bresciano, ha espresso un secco «no» alla proposta. 

Per il segretario nazionale Francesco Esposito «la strada è quella sbagliata, dopo mesi e mesi di polemiche sui giornali, il Governo senza neppure aprire un tavolo di confronto con i medici, presenta alle Regioni una proposta di decreto che mantiene una impostazione superata dalla storia e inadeguata». 

«Questo decreto – sostiene – aumenterà l’effetto fuga dalla medicina di famiglia e, cosa peggiore, può contribuire a distruggere la capillarità degli studi medici soprattutto nei piccoli centri, in quelli montani e più isolati, dove c’è una popolazione più anziana con maggiore incidenza di pazienti con cronicità e fragilità. Lo ribadiamo, la proposta da seguire è un’altra: no alla dipendenza, ma convenzione-contratto unico della medicina generale». 

«Sono assolutamente contrario alla bozza – aggiunge Falsetti – . È un grande pasticcio che dimostra la scarsa conoscenza della situazione reale. Il passaggio, anche parziale e con modifica dello stato giuridico, dei medici di famiglia e degli ospedalieri nelle Case di comunità e negli Ospedali di comunità, senza regole, sguarnisce gli ospedali, già carenti di personale, e gli studi, che restano il presidio sanitario territoriale più vicino al paziente. La riforma dovrebbe produrre un reale e condiviso potenziamento del territorio di cui i sindacati sono convinti sostenitori».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Il tuo quotidiano, con tablet inclusoIl tuo quotidiano, con tablet incluso

Direttamente a casa tua, per tutta la famiglia a soli 0,90€ al giorno

SCOPRI DI PIÙ
Il libro «Decisioni artificiali» in edicola con il GdBIl libro «Decisioni artificiali» in edicola con il GdB

Volume sull’IA e sulle decisioni delegate alle macchine, scritto da Marco Camisani Calzolari

SCOPRI DI PIÙ
GdB RUN | 7 giugno, piazzale Arnaldo. Iscrizioni aperteGdB RUN | 7 giugno, piazzale Arnaldo. Iscrizioni aperte

Novità 2026: due percorsi «Family» 5 km e «Ten» 10km

SCOPRI DI PIÙ