Salute e benessere

«Il paziente che torna a vedere? Una delle soddisfazioni più grandi»

L’oculista Francesco Miglio di Fondazione Poliambulanza, specializzato in trapianti della cornea, racconta il suo lavoro tra precisione microscopica e emozione
Daniela Affinita
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Salute degli occhi a Obiettivo salute: la puntata del 13/05/2026

Restituire la vista significa restituire autonomia, libertà e quotidianità, è questo il cuore del lavoro del dottor Francesco Miglio, giovane oculista dell’U.O. di Oculistica di Fondazione Poliambulanza, protagonista a «Obiettivo Salute», dove ha raccontato il suo percorso professionale e la sua attività clinica, con particolare attenzione alla cornea e ai trapianti corneali.

Il medico è intervenuto per spiegare non solo il valore scientifico e tecnologico della sua specialità, ma anche il forte impatto umano che ogni intervento può avere sulla vita dei pazienti.

Dottor Miglio, quando ha capito che avrebbe fatto l’oculista?

La medicina è sempre stata presente nella mia vita, ma ho capito che avrei fatto l’oculista quando ho iniziato a frequentare lo studio di mio padre dopo la laurea, in realtà inizialmente volevo fare l’ortopedico. Mi ha colpito il fatto che in oftalmologia si possa spesso restituire concretamente qualità di vita alle persone: ridare autonomia, permettere di leggere, guidare, riconoscere i volti. È una specialità molto tecnica, ma anche profondamente umana.

Perché ha scelto proprio la cornea?

La cornea è una struttura straordinaria: trasparente, delicatissima ma fondamentale per la visione, mi ha affascinato perché unisce chirurgia, tecnologia e precisione microscopica. Inoltre, è uno dei campi dell’oculistica che più permette al paziente di recuperare la vista e migliorare concretamente la qualità della vita.

Il dottor Francesco Miglio, chirurgo esperto in trapianti di cornea
Il dottor Francesco Miglio, chirurgo esperto in trapianti di cornea

C’è stato un momento che l’ha segnata professionalmente?

Più che un singolo episodio, tanti incontri con pazienti che non vedevano bene da mesi o anni. Dopo un intervento o una terapia tornavano a svolgere attività quotidiane normali, per noi è routine clinica, ma per loro significa tornare a vivere con autonomia, questo dà un forte senso di responsabilità.

Come spiegherebbe la cornea a chi non è medico?

È la «finestra trasparente» dell’occhio, è la parte anteriore che lascia entrare la luce e contribuisce alla messa a fuoco delle immagini. Se perde trasparenza o si deforma, la vista peggiora anche in modo importante.

Quali sono le patologie più diffuse, soprattutto nei giovani?

Tra i giovani vediamo spesso il cheratocono, che assottiglia e deforma la cornea, ma anche problemi legati all’uso scorretto delle lenti a contatto e all’occhio secco. Le infezioni corneali sono ancora sottovalutate, negli anziani, invece, anche la cataratta può influire sulla salute corneale e sulla qualità della vista.

L’uso di schermi e dispositivi sta cambiando la salute degli occhi?

Sì, soprattutto per la superficie oculare, davanti agli schermi si ammicca meno e l’occhio tende a seccarsi. Anche aria condizionata e uso prolungato delle lenti a contatto possono peggiorare la situazione, non bisogna demonizzare la tecnologia, ma usarla con consapevolezza.

C’è qualcosa che viene spesso sottovalutato?

Il fatto che molte malattie oculari nelle fasi iniziali sono poco sintomatiche, si pensa che vedere bene significhi avere occhi sani, ma non è sempre così. Le visite di controllo sono fondamentali, anche nei giovani.

Qual è il sintomo da non ignorare mai?

Un calo improvviso della vista o un dolore importante, spesso un occhio compensa l’altro, quindi il problema può passare inosservato. È importante controllare sempre un occhio alla volta.

Quando si arriva al trapianto di cornea?

Quando la cornea perde definitivamente trasparenza o funzione, per esempio nei casi di cheratocono avanzato, infezioni, traumi o patologie ereditarie. Oggi però spesso riusciamo a sostituire solo lo strato danneggiato, con tecniche meno invasive rispetto al passato.

La sala chirurgica oculistica
La sala chirurgica oculistica

Che rapporto c’è tra emozione e responsabilità nel suo lavoro?

La tecnica richiede precisione assoluta, ma la responsabilità emotiva è enorme, sai che la vista di una persona è affidata a te, è una sensazione che non si perde mai, nemmeno dopo tanti interventi.

Che cosa si prova quando un paziente torna a vedere bene?

È una delle soddisfazioni più grandi, quando un paziente torna a leggere, guidare o riconoscere i familiari, capisci davvero il senso del tuo lavoro.

Cosa si sente di dire riguardo alla donazione?

Credo sia importante ricordare che dietro ogni trapianto di cornea si incontrano due elementi fondamentali: la generosità umana e il progresso della medicina. Donare una cornea significa offrire a qualcuno la possibilità di tornare a vedere il mondo, ed è uno dei gesti più concreti e profondi che si possano compiere.È comprensibile avere paura all’idea di affrontare un intervento chirurgico, soprattutto quando riguarda la vista, ma in questi momenti la cosa più importante è affidarsi con fiducia al medico e al percorso di cura intrapreso insieme.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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