A Brescia 11 specializzandi in Medicina d’urgenza, e non è poca cosa

Più borse conferite, più specializzandi, e un segnale di fiducia per il futuro della Medicina d’urgenza. A Brescia, nonostante rimangano molti posti vacanti, cresce il numero delle assegnazioni nelle Scuole di Specializzazione dell’area medica, in particolare in uno dei settori più critici, quello dei pronto soccorso.
Nel 2024 il Ministero aveva assegnato all’Università di Brescia 382 borse, ma solo 254 giovani medici avevano deciso di iscriversi. Quest’anno su 391 ne verranno, invece, utilizzate 281, 27 in più del 2024.
Il commento
«Un miglioramento forse non sostanziale – commenta il prof. Marco Fontanella, delegato del rettore alle Scuole di Specializzazione medica –, ma che ci sembra significativo, anche perché è un dato che ci premia in rapporto alle altre Università italiane».
«Ci piace pensare che i giovani medici scelgano le Scuole di Brescia perché la qualità dell’insegnamento è eccellente, anche rispetto a Università più grandi, ma anche perché i servizi offerti dall’Università e la qualità della vita nella nostra città è migliore di molte altre realtà. Da ottobre 2023 a luglio 2024 a Brescia si sono laureati 199 medici; da ottobre 2024 a luglio 2025 altri 308: il grande sforzo della nostra Università per aumentare il numero dei medici inizia a concretizzarsi». Quali sono, dunque, i problemi?
Criticità
Come in passato alcune Scuole registrano un eccesso di richieste (Cardiologia, Oculistica, Dermatologia), altre (come Radioterapia e Medicina nucleare) hanno molti posti vacanti. Tra queste ultime c’è Medicina d’urgenza, ma dopo un 2024 con zero borse ora ci sono 11 medici che si stanno dedicando a questa specialità.
«Il problema – precisa – non è la preparazione, né il numero di medici che si laureano negli ultimi anni, ma è la grandissima fatica che i giovani sentono a lavorare in ospedale». Ai loro occhi questo appare come «un lavoro pesantissimo, con turni notturni e festivi, poco pagati, poco gratificati. Sono note, inoltre, le continue aggressioni verbali e anche fisiche ai medici, le difficoltà organizzative nei reparti, la necessità di stipulare un’assicurazione per la responsabilità professionale». I giovani, conclude, «sono comunque la nostra grande forza, la speranza nel futuro».
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