La sfida 2026: entrare nel merito dei progetti di vita

Faini (Anffas): «Arrivate oltre 1.500 richieste, sono la vera rivoluzione»
I progetti di vita vengono realizzati partendo dalle esigenze del singolo
I progetti di vita vengono realizzati partendo dalle esigenze del singolo
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Il fulcro della Riforma della Disabilità voluta dalla ministra Alessandra Locatelli sono i progetti di vita: piani «individuali, personalizzati e partecipati», pensati per mettere al centro la persona, i suoi desideri, le sue aspettative e preferenze. L’obiettivo è costruire, in un’ottica unitaria, un sistema di sostegni - formali e informali - che consenta di migliorare la qualità della vita, sviluppare le potenzialità individuali, scegliere liberamente i contesti in cui vivere e partecipare alla vita sociale in condizioni di pari opportunità.

«Si tratta di una vera rivoluzione - spiega Marco Faini, consulente di Anffas Brescia e membro dell’Unità di supporto territoriale istituita dal Ministero per le Disabilità -. Ma richiede un cambiamento profondo: culturale, professionale e organizzativo. La speranza è che nel 2026 si possa entrare nel vivo di questa parte fondamentale della Riforma».

Quante istanze

Ad oggi si stima che le domande di progetto di vita presentate nel Bresciano possano essere più di 1.500. «Mi risulta che le richieste arrivate alla metà dei 13 Ambiti della nostra provincia entro fine settembre siano una trentina - riferisce Faini -. A queste vanno aggiunte le 1.485 domande raccolte dall’Inps e inviate agli Ambiti fino al 3 ottobre: 171 nella fascia 0-17, 638 in quella 18-67 e 676 per over 67. Non è chiaro quante ne siano seguite. È, però, bene precisare che, come dimostrano questi primi numeri, alcune richieste riguardano persone non autosufficienti con più di 70 anni per le quali la norma indica un altro tipo di percorso di assistenza individuale».

Qual è il percorso

L’iter per attivare questo strumento è definito: la domanda va presentata all’Ambito sociale territoriale o al proprio Comune, che la inoltra all’Ambito stesso. Entro 15 giorni dalla ricezione, l’Ambito deve inviare al richiedente la comunicazione di avvio del procedimento con tutte le informazioni utili.

Da quel momento ci sono 120 giorni per concludere la pratica. In questa fase si avvia la valutazione multidisciplinare, che coinvolge direttamente la persona con disabilità: partendo dai suoi obiettivi, viene costruito il progetto, definito il tipo di sostegni necessari e il budget a disposizione. Il piano, seguito da un assistente sociale dell’Ambito socio territoriale o del Comune, può essere modificato nel tempo in base all’evolversi delle esigenze.

«Ora è il momento di dare attuazione concreta a questa parte della Riforma della Disabilità - conclude il consulente Faini - prevedendo anche percorsi formativi che tengano conto delle criticità emerse. Il nostro monitoraggio proseguirà, valutando non solo i dati, ma anche la qualità dei percorsi attivati».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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