Dolore all’anca, quando è necessaria la protesi

Il dottor Modonesi dell’Istituto clinico Città di Brescia: «In Italia il 98% dei pazienti si dichiara soddisfatto, un ulteriore passo in avanti avverrà con la robotica»
L'anca
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Il dolore all’anca non è un disturbo da sottovalutare: può incidere profondamente sull’autonomia e sulla qualità della vita. Oggi tra diagnosi sempre più precise, terapie conservative e interventi efficaci, è possibile affrontare il problema con strumenti adeguati e tornare a muoversi con sicurezza. Ne abbiamo parlato con il dottor Fulvio Modonesi. Specializzato in chirurgia artroscopica, protesica (spalla, anca e ginocchio) e in traumatologia dello Sport, è responsabile dell’Ortopedia I dell’Istituto clinico Città di Brescia.

Dottor Modonesi, quali sono i sintomi da non trascurare?

I segnali sono principalmente di due tipi: dolorosi e funzionali. Il dolore può interessare l’inguine, il gluteo o il ginocchio. A questi si aggiungono difficoltà nei movimenti quotidiani: camminare diventa più complicato, così come ripartire dopo essere stati seduti. Anche gesti semplici, come allacciarsi le scarpe, possono diventare difficoltosi.

Qual è la prima cosa da fare?

È importante rivolgersi a un fisiatra o a un ortopedico. Attraverso esami radiologici si può inquadrare correttamente il grado di gravità dell’artrosi.

Dottor Fulvio Modonesi, responsabile dell’Ortopedia I dell’Istituto clinico Città di Brescia
Dottor Fulvio Modonesi, responsabile dell’Ortopedia I dell’Istituto clinico Città di Brescia

La protesi è sempre la soluzione?

Nelle forme intermedie di artrosi si può ricorrere a terapie conservative, come la fisioterapia o cicli di infiltrazioni di acido ialuronico ecoguidate. Quando invece la patologia è più avanzata, è necessario valutare l’intervento di protesi all’anca.

Si tratta di operazioni sicure?

Sì, sono interventi sicuri: in Italia circa il 98% dei pazienti si dichiara soddisfatto. L’operazione consiste nel sostituire l’articolazione usurata con quattro elementi: la coppa acetabolare, che si inserisce nel bacino; l’inserto, che riveste la coppa; la testa femorale e lo stelo, alloggiato nel femore. Questi componenti lavorano insieme per ricreare il movimento naturale dell’articolazione. L’intervento dura in genere dai 40 minuti a un’ora e viene eseguito prevalentemente in anestesia spinale.

Quanto tempo serve per la guarigione completa?

Dopo l’intervento sono previsti alcuni giorni di ricovero in ospedale, seguiti da un periodo di riabilitazione, in strutture dedicate o a domicilio. Il recupero completo della funzione dell’anca avviene generalmente tra i 30 e i 60 giorni.

L'anca
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Quanti interventi eseguite in un anno?

Solo in Ortopedia I eseguiamo ogni anno circa 300 interventi di protesi all’anca e al ginocchio.

Qual è l’età media dei pazienti?

L’età media è di circa settant’anni, ma in presenza di patologie specifiche si interviene anche su pazienti più giovani, tra i 30 e i 40 anni.

Si può prevenire l’artosi?

Uno stile di vita sano può aiutare a rallentarne l’evoluzione. L’attività fisica regolare, come il nuoto o la bicicletta, insieme al controllo del peso, contribuisce a proteggere le articolazioni e a ridurre il rischio di peggioramento.

L’alimentazione incide?

No, non incide.

Quali sviluppi si prospettano per questi interventi?

L’obiettivo è ridurre sempre di più quel 2% di pazienti che oggi non si dichiara soddisfatto. In questa direzione la robotica offre un contributo importante, permettendo interventi di protesi all’anca sempre più precisi e personalizzati.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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