Casa di cura San Camillo: attività ridotta, allarme dei sindacati

«Soltanto 32 posti letto occupati su 120 disponibili, personale costretto a utilizzare le ferie, due medici che si sono dimessi e non sono stati sostituiti e la Cardiologia che funziona solo a livello ambulatoriale dopo che il cardiologo è andato in pensione, anche in questo caso senza alcun subentro». È la situazione della Casa di cura San Camillo di Brescia descritta da Nadia Lazzaroni, segretaria generale della Fp Cgil Brescia: «I lavoratori vivono un quotidiano di precarietà e ridimensionamento, che va ben oltre le comprensibili ferie natalizie. Vogliono sapere cosa sta succedendo e quale sarà il loro futuro».
Fatte proprie le preoccupazioni che si respirano nella struttura di via Turati, la Cgil ieri ha contattato le altre organizzazioni sindacali (Cisl Fp e Uil Fp): «Chiediamo un incontro unitario urgente con l’azienda: vogliamo che venga chiarito subito come verranno gestite le ore del personale nei prossimi giorni e mesi. Per via del consumo forzato delle ferie disponibili, alcuni dipendenti stanno accumulando debito orario. Una pratica, questa, che desta preoccupazione».
L’Istituto religioso delle Figlie di San Camillo – che possiede otto strutture sanitarie sparse in tutta Italia tra le quali quella di via Turati – sta affrontando una grave crisi economico-finanziaria. Da mesi si parla della possibile vendita della Casa di cura cittadina, ma le trattative sarebbero in corso avvolte da massimo riserbo. «Dal tavolo di confronto che a fatica abbiamo ottenuto a livello nazionale - riferisce Lazzaroni - non emergono intenzioni chiare per Brescia. Voci su acquisizioni da parte di gruppi privati profit e no profit circolano senza conferme lasciando i lavoratori nella totale incertezza».
Le bandiere sindacali esposte in via Turati segnalano lo stato di agitazione. Uno stato motivato da più fattori: «Il contratto nazionale scaduto nel 2018, la necessità di dialogo sul futuro e la richiesta urgente di un incontro con l’azienda che possa offrire garanzie ai dipendenti». Con Cisl e Uil, la Cgil è impegnata «per dare risposte concrete a chi da anni garantisce cure ai bresciani». b. b.
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