Con i costi energetici alle stelle, quello del riscaldamento delle scuole è un tema che preoccupa sempre più. Lo conferma la Provincia che già lo scorso anno si è vista lievitare di oltre due milioni di euro la bolletta dei 58 plessi che al Broletto fanno capo. La proposta avanzata a inizio estate da Giuseppe Bonelli, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Brescia, di valutare l’ipotesi della settimana corta non ha suscitato, però, grandi reazioni: sono pochissimi gli istituti che ci stanno pensando.
Una valutazione è in corso al Tassara-Ghislandi di Breno. Stando alla stima di un paio di mesi fa, se tutte le scuole superiori di città e provincia accettassero la svolta, tra trasporti e spese energetiche, si risparmierebbero quasi due milioni di euro.
Come funziona
Passa, invece, alla settimana corta per questioni in primis culturali e didattiche e in secondo luogo ambientali ed economiche, l’istituto alberghiero Caterina De’ Medici di Gardone Riviera. La preside Tecla Gaio è entusiasta: «La considero una mia conquista culturale e organizzativa che sottende un approccio all’istituzione culturale che avvicina la scuola al mondo del lavoro e crea tempo libero concreto per famiglie e studenti». Le valutazioni sono durante un anno: sono stati ascoltati i pareri di ragazzi e genitori, è stato acquisito il giudizio positivo del collegio docenti e poi il consiglio d’istituto ha deliberato per la settimana corta. Da quest’anno, quindi, al De’ Medici si faranno quattro giornate da sei ore ciascuna e una da otto ore con laboratori pomeridiani.
Servizi e trasporti
«Ovviamente - puntualizza la preside - affinché tutto regga la didattica deve cambiare e l’ambiente deve essere vivibile e dotato di servizi. Nel nostro caso questo non è stato un problema: il giorno in cui i ragazzi si fermano di più cucinano e consumano il pasto e, quando fanno le sei ore, hanno a disposizione una seconda, nuova, pausa alle 13 da 20 minuti per consumare uno spuntino o un pranzo veloce». Il nodo restano i trasporti: «La svolta penalizza gli studenti di Pozzolengo: per loro, al momento, non c’è un pullman per l’uscita delle 16; il primo è alle 18. Come si può immaginare qualche criticità persiste, ma a livello generale la scuola sta per fare un passo avanti. Lo dico con uno sguardo proiettato all’estero, ma anche alle grandi città italiane: a Milano, ad esempio, la settimana corta è una realtà consolidata. Con vantaggi a livello di tempo libero e didattica. Qui, invece, ci si scontra con una resistenza culturale dettata dalle abitudini e da un’idea di scuola "punitiva": bisognerebbe andare oltre, eliminare le lezioni il sabato e la domenica e portare lo sport nelle scuole in aggiunta alle lezioni di scienze motorie».
La prof. Tecla Gaio non sarà al Caterina De’ Medici quando la rivoluzione entrerà nel vivo: dal primo settembre dirigerà infatti il liceo Enrico Fermi di Salò. «Mi attende una realtà completamente diversa - commenta -, ma farò la mia battaglia anche lì». A suo avviso la settimana corta è «una conquista culturale che genera anche risparmi. Si parla tanto di sostenibilità e coscienza ecologica, è giusto che anche le scuole si facciano carico di un problema internazionale che stiamo vivendo».
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