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IL PUNTO

De Micheli: «A scuola anche di domenica». Replica: «Provocazione»

Redazione Web

Scuola e Università
Scuola
27 nov 2020, 16:58
Aumentano le classi in quarantena nel bresciano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Aumentano le classi in quarantena nel bresciano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«Le scuole vanno riaperte quando ci sono le condizioni per riaprirle. Vediamo a che punto stanno, il 9 dicembre, i contagi da coronavirus». Così in un'intervista a La Repubblica la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, che sottolinea: «Nessuno mi ha portato uno studio che dimostri che i trasporti sono la principale ragione della crescita della curva» spiegando che chiederà tale lavoro al ministro della Salute, Roberto Speranza. Comunque, aggiunge, «le Regioni hanno messo a disposizione quasi 10mila bus aggiuntivi in tutto il Paese con le risorse assegnate dal Governo. Abbiamo a bilancio 500 milioni di euro, 200 sono per il 2021».

Non basteranno comunque a garantire il distanziamento a bordo: «Con 24 milioni di persone a bordo di mezzi dimezzati non sarà possibile - spiega - siamo tornati al 50% e dobbiamo restarci almeno fino all'estate. Oggi per garantire lo stesso servizio in una città come Milano servirebbe far uscire dall'autorimessa, dalle 7 alle 9, altri 500 mezzi pubblici. Impossibile. Dovremmo togliere dalle strade le auto». La difesa dal contagio si ottiene quindi «con lo scaglionamento degli ingressi e delle uscite da scuola», che già esiste, ma è «largamente insufficiente. Tra le 7 e le 9 metro e autobus sono pieni, per poi viaggiare semivuoti dopo le 9,15. Dobbiamo spalmare l'entrata e l'uscita degli studenti dalle 8 alle 20».

Inoltre «credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato». La domenica? «Siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù. Anche gli orari delle attività produttive dovranno essere cadenzati».

Di ingressi scaglionati, però, si parla da maggio: «Non si è trovata la figura decisionale terza per applicare gli scaglionamenti con efficacia - commenta De Micheli - Azzolina ha fatto moral suasion nel mondo della scuola, e in alcune Regioni questo non è bastato. Ora serve un organismo, se possibile di carattere nazionale, che condivida con la scuola i dati e organizzi un piano istituto per istituto». Secondo la ministra ci sono i tempi per completarlo entro il 9 dicembre.

Sul tema arriva secca la replica dei dirigenti scolastici, per voce del presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: «Sulla possibilità di scaglionare, con gli ovvi limiti di ragionevolezza, gli orari di ingresso a scuola ci siamo già espressi più volte favorevolmente. Il discorso, in linea di massima, va circoscritto agli istituti superiori delle 14 città metropolitane per i quali possiamo pensare di posticipare l'ingresso alle ore 9.15. La condizione è che i mezzi di trasporto vengano conseguentemente riorganizzati per permettere agli studenti di arrivare a scuola e poi di rientrare a casa. Non dobbiamo dimenticare che moltissimi studenti affrontano spostamenti che durano oltre un'ora. Anche per questo ritengo irrealistico pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica mentre il sabato, per moltissimi istituti, è già giornata di lezione».

Più dura la posizione della Cisl, come esplicitato dalla segretaria per il settore Scuola, Maddalena Gissi: «Non ci scandalizziamo: di proposte strane ne abbiamo sentite tante. Se qualcuno vuole fare delle proposte ci convochi, ne discutiamo al tavolo contrattuale, si individuino le risorse economiche e umane che mancano a tutt'oggi anche per le supplenze e i modelli organizzativi; poi discutiamo. Diversamente risulta l'ennesima provocazione che ha come unico effetto quello di demotivare chi l'attività didattica la sta svolgendo comunque e a qualunque costo per il bene dei ragazzi. È una provocazione per continuare a rimandare sulla scuola responsabilità che purtroppo non sono della scuola che lavora».

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