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L'INTERVISTA

«Il picco del nuovo coronavirus lo avremo tra marzo e aprile»


Salute e benessere
Medicina
2 mar 2020, 16:43
Una ragazza con la mascherina a Milano - Foto Ansa/Matteo Bazzi © www.giornaledibrescia.it

Una ragazza con la mascherina a Milano - Foto Ansa/Matteo Bazzi © www.giornaledibrescia.it

Obiettivo: eseguire duecento analisi al giorno di altrettanti tamponi oro-faringei effettuati su persone con sintomi riconducibili all’infezione da nuovo coronavirus. Un numero che dovrebbe garantire l’autosufficienza per le strutture bresciane, con l’auspicio di ricevere campioni biologici anche da fuori provincia ed alleggerire i tre laboratori di riferimento lombardi. Se lo prefigge a breve l’Asst Spedali Civili attraverso il Laboratorio di Microbiologia e Virologia diretto dal professor Arnaldo Caruso.

Professore, ad oltre una settimana di convivenza con il Covid-19 nella nostra realtà, gli interrogativi aumentano. Ma è lo stesso ceppo del virus ha contagiato migliaia di persone in Cina? Si poteva fermare?

Nasce in Cina e arriva in Italia, manifestandosi in due focolai distinti, forse collegati. Non sappiamo, perché non abbiamo investigatori epidemiologici come negli Usa dove, con metodo scientifico, ricostruiscono in modo non frammentario i contatti della persona contagiata. Credo che all’inizio in Italia sia stato fatto qualche errore, giustificato anche dalla novità del virus e dalla non conoscenza di alcune caratteristiche che si sono evidenziate nel tempo. Tra queste, il periodo di incubazione, il fatto che fosse contagiosa anche una persona asintomatica e la corretta osservazione di sintomi specifici ed aspecifici. Così, anziché chiudere le frontiere con quarantena rigida per tutte le persone in arrivo dalla Cina, le autorità sanitarie italiane hanno deciso di sorvegliare ed isolare solo i pazienti sintomatici. In Europa non è andata meglio. Anzi, mi sembra che siano stati ancor più superficiali di noi.

Quanto ha pesato sulla diffusione del virus il fatto di non aver isolato le persone che arrivavano dalla Cina, indipendentemente dai sintomi?

Di certo, se avessimo preso in considerazione che, anche in assenza di sintomi, chi è contagiato può a sua volta infettare altri attraverso saliva e secrezioni nasali, avremmo potuto essere più efficaci. Il comportamento da manuale è stata la quarantena alla Cecchignola degli italiani rientrati da Wuhan. Sono tuttavia convinto che, anche con tutte le precauzioni possibili, un virus nuovo e potenzialmente pandemico è difficile limitarlo ad un’area geografica. L’Italia, con un impegno notevole, è stata comunque la prima ad attuare la sorveglianza su casi sintomatici e asintomatici.

Perché si è sviluppato un importante focolaio in Italia? E l’Europa? Sono sufficienti le misure di contenimento che stiamo adottando?

Intanto, siamo uno dei Paesi maggiormente scelti come meta dai turisti cinesi, oltre ad avere numerose comunità di cittadini originari della Cina e che con il loro Paese hanno contatti costanti. Purtroppo, nelle prossime settimane assisteremo ad infezioni molto più diffuse della nostra anche nel resto dell’Europa, proprio perché nessuno ha controllato il problema sanitario dall’inizio. In queste ore, tra addetti ai lavori, si è diffusa la notizia di forti epidemie in Germania ed in Francia. È triste osservare che l’Italia, che ha voluto dare l’immagine di una nazione seria comunicando in tempo reale l’evoluzione dell’epidemia, sia oggi considerata un Paese di untori. Ci siamo autodanneggiati, ma solo in apparenza, perché alla lunga le nostre decisioni saranno fondamentali per superare l’emergenza epidemica. In quanto alle misure di contenimento della diffusione, la loro efficacia dipende molto dal comportamento di ciascuno di noi. Lodevoli sono stati i cinesi ritornati dopo il Capodanno che si sono messi volontariamente in quarantena. Noi, in questo, siamo un popolo anarchico.

La maggior parte delle persone contagiate è anziana. Perché?

Il Covid-19 è più aggressivo di quelli respiratori dell’influenza che mutano continuamente ma che conosciamo da oltre un millennio, come risulta dall’archeogenetica dei virus. Per questo motivo lui, di per sè, è molto aggressivo, tant’è che le condizioni di molte persone positive peggiorano in breve tempo tanto da aver bisogno della Terapia intensiva. La reazione all’aggressione dipende dalla nostra risposta immunitaria: quella dei bambini è più bilanciata e lo neutralizza. Quella degli adulti e degli anziani è essa stessa aggressiva e questo genera un’infiammazione che si traduce in polmonite. Per questo è importante isolare i focolai e creare quell’immunità di gregge utile a proteggere i più deboli, quindi anche anziani con le difese immunitarie compromesse da altre patologie.

Terminerà questa «quarantena»? E quando avremo una terapia mirata?

Osservando l’andamento in Cina, il picco lo dovremmo avere tra fine marzo ed aprile. Poi i contagi diminuiranno, ma ricompariranno in autunno quando il virus si potrebbe essere trasformato in un ospite umano, meno aggressivo di quello che circola ora. Sul fronte delle terapie, più che concentrarsi sui vaccini che potrebbero non essere protettivi nelle varianti umane del virus, ritengo che la ricerca lo debba fare sui farmaci. Bisogna lavorare sulle tracce delle molecole innovative con le quali si guarisce dall’Epatite C. Ci sono già molecole sperimentali per curare Hiv ed Ebola: adesso si dovrebbero sviluppare sui bersagli reali del Covid-19.

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