Ieri, giovedì 1° giugno, è iniziata l’estate. Parola del calendario meteorologico, meno noto di quello astronomico, ma comunque meritevole di essere preso in considerazione. Innanzitutto, vediamo come vengono suddivise le stagioni secondo questa particolare convenzione: l’autunno inizia il 1° settembre, l’inverno il 1° dicembre, la primavera il 1° marzo e l’estate, appunto, il 1° giugno.
La domanda sorge spontanea: perché i meteorologi non utilizzano semplicemente il calendario astronomico? Potrà sembrare una risposta banale, ma è soprattutto per una questione di comodità: confrontare le stagioni sulla base di un trimestre che inizia il primo giorno del mese è molto più semplice. Inoltre, equinozi e solstizi non cadono sempre lo stesso giorno e questo complicherebbe notevolmente l’analisi dei dati.
Va poi considerato un altro aspetto: le configurazioni atmosferiche che contraddistinguono ogni stagione non seguono di pari passo il calendario astronomico. A dir la verità neanche quello meteorologico, che tuttavia ha il merito di rispecchiare meglio la situazione: per fare un esempio, di solito a metà dicembre lo scenario è più invernale che autunnale. Allo stesso modo, a metà marzo la primavera è spesso ben avviata, e lo stesso vale per l’estate a metà giugno e l’autunno a metà settembre.
Il motivo principale che giustifica l’utilizzo di questo particolare calendario resta comunque quello legato alla maggior praticità nell’archiviazione dei dati.
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