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IL CASO

Smart working, la casa si fa ufficio e c'è chi coglie il business


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Impresa 4.0
20 mag 2020, 05:00
Una delle soluzioni proposte dall'azienda di Reggio Emilia - © www.giornaledibrescia.it

Una delle soluzioni proposte dall'azienda di Reggio Emilia - © www.giornaledibrescia.it

Di smart working sentiremo parlare sempre più spesso nei prossimi anni. L’emergenza Covid-19 ne ha ha fatto una necessità per molte aziende, le quali ne hanno sperimentato l’efficacia e la flessibilità.

Diffuso già in molte aree del mondo come normale metodo di lavoro, questo si sta imponendo anche in Italia e progressivamente eroderà sempre più spazi al tradizionale operare in sede. Ecco perché la sala o lo studio di casa si trasformano in veri e propri uffici, anche fisici. Questo grazie anche a PlayWood, startup di Reggio Emilia che produce connettori per arredamento a basso impatto ambientale (senza viti e bulloni) ma che recentemente ha fatto un passo in più.

Oltre ai connettori e ai pannelli per realizzare mobili di diversa natura, PlayWood ha appena lanciato una nuova linea dedicata in modo specifico allo smart working. «Il nostro sistema di assemblaggio consente di montare arredi per case e uffici (con tanto di video tutorial e spiegazioni scritte, ndr), con la possibilità anche di riutilizzarli - spiega Stefano Guerrieri, ceo e confondatore dell’azienda emiliana -. In questo periodo, dove il lavoro da casa è prima diventato una necessità e poi una risorsa, abbiamo deciso di concentrarci sulla finalizzazione della nostra linea Karya Desk».

Questa si compone di una scrivania e di una serie di accessori pensati per chi lavora tra le mura domestiche, per garantire comodità, ergonomia ed efficienza. Una strada quella percorsa da PlayWood che conferma la grande crescita del business registrata negli ultimi anni. A marzo 2020 ha registrato una crescita del +201% degli ordini effettuati online, principalmente grazie proprio alla linea dedicata allo smart working. PlayWood ha inoltre chiuso contratti di distribuzione con grandi catene in Giappone, Stati Uniti e in diverse nazioni europee, vendendo oltre 500mila pezzi, di cui 300 mila solo nel 2019, in 32 nazioni e generando un fatturato superiore a 500mila euro, per il l'68% realizzato all’estero.

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