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LA TESTIMONIANZA

La nuova fabbrica? Hi-tech, bella da vivere e con la palestra


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Impresa 4.0
6 giu 2019, 06:30

Il futuro chiede più competenze e attrattività. Innovare è certamente stare al passo con l'evoluzione tecnologica, ma è anche avere consapevolezza di sé. Tradotto: conoscere la propria posizione in un determinato contesto e puntare sulla qualità, per migliorare all'interno e attrarre nuove risorse da fuori. «Siamo leader nel settore in Italia, ma il mercato che ci attende è sempre più grande. Per affrontare il futuro servirà sempre più formazione hi-tech».

È una visione, quella di Mario Bonomi (plant manager - all'italiana direttore di stabilimento - di Rubinetterie Bresciane a Gussago del gruppo Bonomi) che ben sintetizza il cambiamento in direzione digitale e non solo operato dall'azienda negli ultimi anni. Un gruppo con più di cent'anni di storia alle spalle e 130 milioni di euro di fatturato nel 2018, che ha colto al volo le chance offerte dall'iperammortamento del piano industria 4.0 ma che ha anche saputo cambiare l'immagine dell'azienda stessa.

A partire dalla nuova sede, inaugurata nel 2011 a Gussago: 120mila mq di cristallo e acciaio, un giardino interno e i pannelli fotovoltaici; e poi l'auditorium, la mensa e la palestra per i dipendenti. «Vogliamo rendere la fabbrica un luogo bello da vivere, anche per attrarre nuovi talenti», spiega Bonomi. Perché il tema è questo: i dati sono sì il nuovo petrolio, ma bisogna saperli utilizzare e dunque poter contare su competenze elevate. Dal 2014 il gruppo Bonomi (di cui fanno parte, oltre a Rubinetterie Bresciane, Valpres e Valbia per un totale di 390 dipendenti in Italia) ha investito 15 milioni di euro per realizzare magazzini automatici per i prodotti finiti e i semilavorati.

«Siamo partiti creando architetture informatiche per automatizzare l'azienda dall'interno - prosegue il plant manager -. Utilizziamo i Big Data sia per ridurre gli errori, visto che tutto è interconnesso, sia migliorare la qualità del lavoro delle persone. Noi vogliamo valorizzare le competenze dei nostri dipendenti e che queste crescano nel tempo, così da poter svolgere anche altre mansioni all'interno dell'azienda».

I carrelli automatizzati hanno quindi sostituito parte delle persone prima addette solo al trasporto, che sono state ricollocate in altri uffici. È un investimento anche in termini di formazione continua, necessaria per poter gestire la trasformazione digitale. Perché se i vantaggi di un magazzino automatico sono evidenti (spazio recuperato, una maggiore sicurezza per gli operatori, tracciabilità di ogni movimento, diminuzione degli errori), le competenze richieste sono sempre più elevate. Per questo motivo occorre «diventare attrattivi anche per chi è fuori dall'Italia - conclude Bonomi -. Il cambiamento vero arriva dove c'è capacità di inserirsi nel mercato globale».

 

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