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In sala Libretti

Fondi e innovazione: Milano a Bruxelles deve pesare di più


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Impresa 4.0
2 nov 2017, 17:02

Una delle «accuse» al 4.0 - e alla politica che sta attorno alle agevolazioni fiscali relative - è quella che vuole i finanziamenti finalizzati al processo e non al prodotto. E invece il tema strategico sarebbe proprio questo: d’accordo industrializzare i vecchi prodotti con le tecnologie 4.0, ma chi fa i nuovi prodotti? Se continuiamo a fare, pur se in modo nuovo, vecchie cose, alla lunga saremo sempre superati.

Tema che ci si porta dietro da decenni: innovazione di prodotto e/o di processo? Con Brescia che, per storica conformazione industriale (eccellenti contoterzisti) sta più sul secondo che sul primo. Non è proprio una discussione accademica, porta al cuore delle scelte strategiche. Ma andrebbe per le lunghe. Nuovi prodotti son possibile se si fa ricerca, c’è poco da fare. E quindi e indicativamente la ricerca è appannaggio per la gran parte di grandi gruppi o di alcune Nazioni. Noi - Italia - traccheggiamo. Questione di taglia? Anche, ma non solo.

A Bruxelles, nei quartieri generali che fanno le politiche e distribuiscono le risorse, l’Italia forse pesa un pochino di più del passato, ma resta debole. Il piano Horizon 2014-2020 stanzia 80 miliardi per progetti innovativi. Un pezzetto di quel maxi-programma (quello riservato alle Pmi) più o meno di miliardi ne stanzia 3 per sostenere ricerca e progetti innovativi delle Pmi europee. L’Italia, come detto, arranca.

Di questo, e d’altro, se n’è parlato nei giorni scorsi nella sala Libretti del nostro giornale (qui il video completo dell'evento). Sul tema «Ricerca ed innovazione. Finanziamenti comunitari, nazionali e regionali» si sono confrontati Marco Cecchetto (project adiviser della Commissione Europea, in collegamento Skype da Bruxelles), l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Mauro Parolini, e Alberto Bertolotti (fondatore e ceo di Ibs Consulting & Acf). Accanto a loro, a raccontare una storia di grande innovazione cui auguriamo un grande successo, Gianluigi Longinotti Buitoni, fondatore & ceo di Life Corporation, azienda nata da qualche tempo con un investimento che supera i 10 milioni (che in parte conta di recuperare attingendo, per l’appunto ai fondi Ue) e che ha presentato un nuovo prodotto, una sorta di «maglia-seconda pelle» completamente sensorizzata e in grado di rilevare e trasmettere - 24 ore su 24 - decine di dati fisiologici di chi la indossa.

Torniamo a Bruxelles. Marco Cecchetto sta nella cabina di regia Ue che esamina domande e quindi eroga. Da 2014 ad oggi sono arrivate 31 mila domande esaminate da 2 mila esperti. 2500 sono state accolte con contributo per 882 milioni. Il programma è aperto, la domanda si può presentare in ogni momento. Se si supera la prima fase si hanno 50 mila euro che s’impennano a 1,5-2,5 milioni se si passa la seconda fase (realizzazione testing, sviluppo prototipo). Le aziende italiane che hanno avuto un contributo sono state 425 per 100 milioni. Solo 4 su 100 passano la selezione. «Bisogna essere più convincenti», conclude Cecchetto.

Baviera-Lombardia 100-10. Convincenti ma - e forse - servirebbe un supporto più diretto. A Bruxelles - lo ha ricordato Alberto Bertolotti che con la sua Ibs ha un ufficio - «la regione Lombardia ha una decina di funzionari per fare attività di sostegno e lobbying».La Baviera (regione più o meno analoga come peso) ne ha 110. «Serve più gente, più sostegno. Serve far capire che chi lavora lassù può, con relativamente poca spesa, far arrivare risorse ben più importanti. È un’idea che mi piacerebbe leggere in vista delle prossime elezioni regionali».

Mauro Parolini in parte condivide ma premette: «D’accordo, ma prima cerchiamo di far rendere al meglio la struttura che c’è». Sul fronte regionale, Parolini ha ricordato le diverse misure attive a sostegno dell’economia. In particolare il progetto Smart-Living (filiera dell’edilizia e costruzioni) e quello per Moda-Design- Arredo, oltre che la misura Al Via varata a luglio e che ha già esaminato domande per 100 milioni. C’è chi ci crede. E ci investe. La «seconda pelle» è una maglia ipersensorizzata oggi in sperimentazione all’Istituto Monzino di Milano, il maggior centro di cardiochirurgia europeo. È un sistema di analisi multiparametrico che, in ambito medico, ha necessità di una attendibilità altissima. Fra qualche mese i primi responsi.

 

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