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Cartoline bresciane

ARTE

Pinacoteca Tosio Martinengo: una «gioielleria» di grande stile

Clementina Coppini

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21 gen 2023, 09:53
Il verde è il colore scelto per la sala dedicata a Giacomo Ceruti - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Il verde è il colore scelto per la sala dedicata a Giacomo Ceruti - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Avete presente il film «Colazione da Tiffany», quello che inizia con un’adorabile Audrey Hepburn che all’alba, in abito da sera, guarda rapita le vetrine dell’omonima gioielleria newyorchese? Holly Golightly, il personaggio da lei interpretato, spiega così la sua passione per qualcosa che non è solo un negozio: «Mi piace venire da Tiffany per l’atmosfera tranquilla e serena che si respira, non per i gioielli».

La Pinacoteca Tosio-Martinengo è come Tiffany: una preziosa custodia per gioielli rivestita di stoffe raffinate. Uno spettacolo per gli occhi, un rifugio per l’anima. Tiffany, insomma. Ogni sala ha una tappezzeria di colore diverso alle pareti, ripresa nella fodera dei divanetti. Un’opera in sé sono le porte dal profilo bianco da cui s’intravedono i muri delle sale contigue.

I dipinti sono all’altezza giusta, ben illuminati e così valorizzati dall’allestimento che si riesce ad apprezzarne insieme e dettaglio. Così accade con Il Cristo e l’Angelo del Moretto, che ritrae un angelo inorridito dalla visione di un Gesù grigio e sofferente, devastato dalle torture: la parete rossa, evocando il sangue, riesce a conferire ancora maggiore intensità a un dipinto sconvolgente. Invece il delicato volto del Redentore Benedicente dipinto dal giovane Raffaello si staglia (ma non si perde) nel blu di un muro tutto dedicato a lui.

La Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Ogni sala è una sorpresa, come un cofanetto di Tiffany che si schiude. Intanto pensi alla generosità vecchio stile di Leopardo Martinengo, che regalò alla sua città l’edificio, e di Paolo Tosio, eccentrico mecenate (che poteva tranquillamente essere di New York), che decise di donare le sue collezioni, base della raccolta attuale. «I quadri, scolture, cammei, stampe, disegni e libri che da una Commissione apposita saranno giudicati meritevoli i lascio alla Città di Brescia, onde siano conservati perpetuamente in Brescia stessa a pubblico comodo».

Scopri che Tosio aveva commissionato a Francesco Hayez un quadro con soggetto a scelta del pittore, il quale aveva deciso di immortalare il dolore dei profughi di Parga, paesino greco i cui abitanti, per non sottomettersi agli ottomani, erano fuggiti a Cefalonia e Corfù. Il tema, risorgimentale e insieme contemporaneo, parla di disperati che abbandonano la patria in fiamme e affollano la spiaggia in attesa di barche che li portino via, lontano da casa. Per vivere, per essere liberi.

Cosa c’entrano dei migranti ottocenteschi con la leggendaria Audrey e la Tosio Martinengo con Tiffany? Forse niente. Resta il fatto che ci sono posti e persone che sono o diventano casa e posti e persone che non lo sono o non lo diventano. Posti e persone che hanno stile e posti e persone che non ne hanno. Tutto qui.

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