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Cartoline bresciane

LA STORIA

A Cemmo c'è una pieve con la facciata girata al contrario

Clementina Coppini

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Cartoline bresciane
29 lug 2022, 10:02
La romanica pieve di San Siro a Capo di Ponte si affaccia sulla vallata con l'abside - © www.giornaledibrescia.it

La romanica pieve di San Siro a Capo di Ponte si affaccia sulla vallata con l'abside - © www.giornaledibrescia.it

Guardare il mondo da uno sperone di roccia concedendosi persino il lusso di voltargli le spalle. In apparenza parrebbe arroganza, invece ci sono giorni in cui fa bene alla salute osservarlo al contrario, quasi a volergli significare che in realtà il peso che pretende di avere su di noi non è sempre così rilevante.

La romanica pieve di San Siro a Cemmo in questo senso ha un lato eversivo tipicamente camuno: è girata al contrario rispetto a come uno se l’aspetta. E va bene così. Arrivi e la prima cosa che vedi salendo, inerpicata a sinistra del fiume Oglio, è l’abside. Mancina per scelta e sopraelevata per orgoglio e di essenzialità spartana. Senza facciata. Un luogo di culti pagani, come si evince dalle colonnine della cripta e dalla tradizione, secondo la quale pare che dove ora sorge la basilica i pagani adorassero un bue d’oro. Perché no? Non era forse lui che per millenni ha tirato gli aratri aiutandoci con la sua fatica ad arrivare fin qui?

La dedica a un santo non identificato

Siro, prima di diventare uno stadio, secondo alcuni era il ragazzino che aveva portato le ceste dei pani e dei pesci che Gesù aveva moltiplicato in occasione del celeberrimo miracolo. Portato a Roma da San Pietro si era trasferito in Lombardia per predicare il Vangelo.

Secondo altri invece Siro era vissuto nel quarto secolo, quindi, per ovvie questioni anagrafiche, non poteva certo essersi occupato delle ceste di cui sopra. In ogni caso il Santo, legato al cibo (che è un bene materiale ma non così tanto superfluo), da quasi cinquant’anni non figura più nell’elenco di quelli celebrati dalla chiesa cattolica. Quindi la nostra pieve, costruita su un sito dedito a culti pagani e dedicata a un santo non meglio identificato, è ancora più fuori dagli schemi.

L'architettura

La raggiungi attraverso una scala nel verde e davanti all’ingresso, piccola meraviglia ovviamente posta su un lato (mica davanti come si fa di solito), si stende un praticello modesto, sul quale viene voglia di camminare scalzi. Il portale, senza figure di santi ma con bassorilievi bizzarri e d’ispirazione naturalistica, ha un che di pagano anche lui. La facciata è tutt’uno con la montagna, è fusa in lei come vuole lo spirito camuno, in cui roccia e arte e uomo sono la stessa identica cosa. Dentro ci sono un altare austero, un crocefisso, un affresco con una madonnina con bambino e la cripta, che un po’ rievoca i leggendari tempi dell’idolo aureo.

L'ingresso della pieve di San Siro, posto su un lato - © www.giornaledibrescia.it

Cosa ci racconta questo posto? Che le culture si possono sovrapporre e la pietra lavorata dall’uomo può alternarsi con la montagna, ma soprattutto che il sacro va oltre le nostre considerazioni, perché non sei tu che cerchi lui ma è lui che trova te. E la facciata di San Siro dov’è? È davanti ai vostri occhi e se vi sfugge è soltanto perché non avete ancora osservato con attenzione. È scolpita nella roccia, dentro il cuore indomito delle anime ribelli in grado di vederla.

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