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APPELLO AI POLITICI

Superbonus, la norma «salva» Brescia fuori dalla Manovra


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17 nov 2021, 15:01
Brescia vista dall'alto - © www.giornaledibrescia.it

Brescia vista dall'alto - © www.giornaledibrescia.it

Più che una «manina» è stata una mannaia: dal testo della Legge di bilancio, la cui discussione inizia oggi al Senato, è sparita ogni traccia dell’attesa modifica alle norme del Superbonus che consentono agli immobili bresciani collegati alla rete del teleriscaldamento di poter usufruire delle agevolazioni del 110%.

Facciamo un passo indietro. A lanciare l’allarme a inizio estate erano stati gli ingegneri bresciani. Una vicenda paradossale e legata al nostro sistema di teleriscaldamemto molto (potremmo dire troppo...) efficiente. L’uso di fonti rinnovabili da parte di A2A (accumuli, rifiuti, recupero di calore da acciaierie ecc..) ha infatti abbassato il «fattore di energia primaria» del teleriscaldamento da 0,24 a 0,12, e con un deciso miglioramento della classe energetica degli edifici che sono finiti in classe A3 o addirittura in A4, anche se sono un «colabrodo» sotto il profilo dell’isolamento termico, rendendo così molto complicato, se non impossibile, il salto di due classi necessario per godere del 110%.

Insomma una palese ingiustizia ai danni di decine e decine di proprietari (ed altrettante imprese edili) già pronti a partire con i lavori di efficientamento e che si sono dovuti fermare. Per la soluzione del problema in questi mesi sono scesi in campo gli Ordini professionali con in testa gli ingegneri di Brescia, Ance Brescia (attraverso il Campus Edilizia), gli artigiani, i tecnici di A2A, ma anche Comune di Brescia, Università degli Studi, Anaci chiedendo di correggere la normativa.

Per sbrogliare i nodi della questione il gruppo di lavoro ha prima di tutto sottoposto al Governo una relazione sui punti che caratterizzano nello specifico la situazione della città di Brescia con l’indicazione degli impedimenti che ostacolano interventi premiati dal Superbonus sugli edifici serviti da teleriscaldamento. Una interlocuzione proficua è stata aperta soprattutto con i tecnici del Mite (il Ministero della transizione energetica guidato dal ministro Roberto Cingolani) che hanno perfettamente compreso la problematica bresciana. Ed hanno collaborato ad individuare la strada da percorrere per ovviare al problema.

Due le soluzioni che si sono prospettate: la prima prevedeva che sull’intero territorio nazionale per gli edifici con teleriscaldamento venisse usato il fattore di conversione del decreto Requisiti Minimi (valore 1,5). Il Ministero della transizione sembrava però preferire percorrere una seconda strada, vale a dire «congelare» i valori dei coefficienti alla data del 19 maggio 2020 (quindi per Brescia il «fattore di conversione» era 0,24 e non più 0,12).

Il termoutilizzatore di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Entrambi i provvedimenti avrebbero consentito di sbloccare i cantieri fermi a Brescia visto che si sarebbero potuti utilizzare i valori con i quali è partita la progettazione delle riqualificazioni. Il sistema Brescia ha cercato di fare pressione sulla politica: lo scorso ottobre, è stata inviata una lettera ai ministri Roberto Cingolani (Transizione ecologica), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico), Daniele Franco (Economia), Mariastella Gelmini (Affari regionali, Enrico Giovannini (Infrastrutture) oltre ai presidenti delle Commissioni industria di Camera e Senato e agli assessori regionali Raffaele Cattaneo (Ambiente) e Alessandro Mattinzoli (Casa).

La correzione avrebbe dovuto comparire nella Legge di bilancio in discussione in questi giorni al Senato, ma nel testo non c’è nulla. La norma - che pur non avrebbe comportando aumenti di spesa - si è vaporizzata, cancellata d’emblée, senza tener conto della palese ingiustizia verso i cittadini bresciani. I proprietari e gli operatori della filiera dell’edilizia si aggrappano ora ad un emendamento. L’appello va soprattutto ai politici bresciani in Parlamento e in Regione perché facciano pressione. Congelare i coefficienti di maggio 2020, o introdurre un «fattore di conversione» unico per tutta Italia. La strada non è importante: ciò che conta è fare qualcosa, sanare l’ingiustizia perché anche a Brescia, come nel resto d’Italia, si possano efficientare e rendere sostenibili gli immobili.

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