Gli annunciati 6.125.830 euro per risanare i siti radioattivi bresciani sono, a conti fatti, un prestito. I fondi ministeriali saranno cioè sì ufficialmente accreditati ai Comuni entro la fine dell’anno, grazie al lavoro di raccordo la cui regia è stata affidata alla Prefettura, ma non si tratta di co-finanziamenti statali «a fondo perduto», come inizialmente si era pensato. Ogni centesimo dovrà essere restituito. Tanto che, non appena si procederà con la stipula dei sette distinti accordi di programma, il team del prefetto Attilio Visconti avvierà contestualmente un altro iter: l’azione di rivalsa.
Che riguarderà tutti gli attori coinvolti: sia le aziende che il danno lo hanno effettivamente causato (ma che facilmente saranno le uniche a non pagarne le conseguenze, perché fallite o perché le aree ormai sono rimaste «senza padri»), sia le società attive che scontano l’assenza di un Deposito nazionale per le scorie. Al punto che qualche ditta non esclude ora di sfilarsi dalla partita.




