Politica

Quel silenzio della premier Meloni che non chiude il caso col Quirinale

La presidente del Consiglio nel corso di un comizio per la chiusura della campagna elettorale nel Veneto ha ritenuto di non intervenire sulla vicenda del presunto «piano per fermarla»
La premier Giorgia Meloni a Padova - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La premier Giorgia Meloni a Padova - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Ci si aspettava che Giorgia Meloni dicesse una parola sulla polemica che ieri ha coinvolto il Quirinale. Ma la premier nel corso di un comizio a Padova per la chiusura della campagna elettorale nel Veneto ha ritenuto - come Salvini ma non come Tajani - di non intervenire: se lo avesse fatto, la questione si sarebbe ufficialmente chiusa. Breve riassunto.

La «Verità», giornale di Maurizio Belpietro, «rivela» un presunto e molto arzigogolato «piano» del Quirinale per impedire a Giorgia Meloni di rivincere le elezioni nel 2027 e magari candidarsi al Colle due anni dopo. Belpietro attribuisce la rivelazione, che va contro dieci anni di assoluta imparzialità mattarelliana, a certe confidenze del consigliere politico del Presidente, Francesco Saverio Garofani. Irritualmente il capogruppo di FdI, il partito della premier, chiede perentoriamente al Quirinale di smentire l’articolo «altrimenti se ne dovrà dedurre la fondatezza».

Il Quirinale risponde, ma non alla Verità: a Bignami, «stupendosi» che il rappresentante del partito di maggioranza relativa «sembri dar credito ad una ricostruzione che sfocia nel ridicolo». Si diffonde l’ombra dell’incidente istituzionale, tanto da suscitare più di un sospetto: a palazzo Chigi hanno motivo di attacco a Mattarella, al punto da trascinare il Colle in una polemica politica e di mettere in dubbio la imparzialità, la correttezza, la saggezza istituzionale unanimemente riconosciute a Sergio Mattarella?

Per frenare la valanga dei sospetti, prima Bignami ridimensiona («Ho chiesto la smentita ad un consigliere non al Presidente») poi interviene il sottosegretario Fazzolari, braccio destro della premier: né palazzo Chigi né FdI, assicura, mettono in dubbio la terzietà del Capo dello Stato con cui la collaborazione è piena e leale anche «sui dossier della politica internazionale come Ucraina e Medio Oriente».

Annotazione significativa: lunedì il Consiglio Supremo di Difesa è stato convocato da Mattarella e ha ribadito il pieno sostegno a Kiev. Considerando le dichiarazioni in questi giorni di Matteo Salvini contro nuovi aiuti a Zelensky (che sono stati già decisi e predisposti), la frase di Fazzolari non è messa lì a caso: vuol dire che Meloni non ha un doppio pensiero, resta coerente con la linea fin qui seguita, non tentenna, non ha i dubbi del suo alleato di governo e non ha motivo di attaccare il Colle, da sempre fermissimo nel condannare l’aggressione russa e perorare il sostegno a Kiev.

E questo di per sé toglie dal tavolo la più inquietante ipotesi di uno scontro tra governo e presidenza della Repubblica e dice che sulla politica estera c’è pieno accordo politico e istituzionale. Certo, se Meloni ieri a Padova avesse detto una parola di chiarezza oggi potremmo registrare l’inizio e la fine di un «caso» durato «l’espace d’un matin». Ma così non è, almeno non ancora.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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