Romania al voto, una partita che chiama in causa l’Europa

Tra una settimana si torna al voto, dopo che la tornata di novembre era stata annullata
Manifesti elettorali a Bucarest - Foto Epa/Robert Ghemen © www.giornaledibrescia.it
Manifesti elettorali a Bucarest - Foto Epa/Robert Ghemen © www.giornaledibrescia.it
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Le elezioni presidenziali rumene in programma fra una settimana hanno una valenza che va ben oltre i confini statali. Anzi si collocano al centro dell’Europa. L’Unione seguirà con il fiato sospeso l’esito del primo turno e di certo non si darà pace fino a che non sarà ufficializzato anche il risultato del ballottaggio del 18 maggio. A Bruxelles auspicano, ovviamente, che vinca un candidato europeista. La Romania è considerata un avamposto, uno dei bastioni dell’Ue di fronte all’aggressività di Mosca, impegnata militarmente in uno stato confinante con quello rumeno, ovvero in Ucraina.

Lungo il confine rumeno corre sostanzialmente una linea di faglia ideologica tra l’Europa e quello che Mosca considera il proprio «Estero vicino», ovvero la propria zona d’influenza. Questo ci riporta indietro quindi di cinque mesi al primo turno del voto presidenziale rumeno di fine novembre. In quella occasione la vittoria andò a sorpresa a quello che era considerato un outsider, Calin Georgescu candidato considerato ufficialmente indipendente, ma su cui erano confluiti i voti della destra sovranista, oltre che il sostegno esterno della Russia, sia in termini di finanziamenti sia di interferenze nel dibattito pubblico romeno, in particolare attraverso i social network.

A voto ormai acquisito, la Corte Costituzionale ha deciso di annullare le elezioni alla luce di documenti classificati messi a disposizione dai servizi segreti nelle mani del presidente della Repubblica uscente. La decisione presa dai giudici rumeni per quanto illustrato e supportata in punta di diritto ha sollevato un’ondata di proteste nel Paese che si è riverberata anche nelle comunità rumene all’estero che con sguardo forse più disincantato hanno visto Bucarest troppo spesso vittima di scandali politici; ma che al contempo non possono non avvertire anche il clima di pressione da parte di una forza straniera come la Russia divenuta via via più aggressiva a partire dal febbraio 2022, ovvero con l’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina.

Il candidato escluso dalla corsa Calin Georgescu - Foto Epa/Robert Ghemen © www.giornaledibrescia.it
Il candidato escluso dalla corsa Calin Georgescu - Foto Epa/Robert Ghemen © www.giornaledibrescia.it

Il precedente rumeno è destinato a far discutere: se è dimostrato che vi sono state ingerenze russe nella campagna elettorale (volte a favorire Georgescu) e al contempo che il candidato ha ricevuto finanziamenti esteri per la sua corsa alla presidenza, si può davvero arrivare ad annullare ex-post una votazione? Non solo, a Georgescu è stato impedito di candidarsi alle nuove elezioni. Ci si è addentrati in un campo che evidentemente rischia di trascendere il diritto costituzionale per diventare politica internazionale. Vi è sullo sfondo un dibattito a livello europeo sulla difesa delle democrazie. Ma innanzitutto nella lettura data da Bruxelles è stato dato per scontato che l’eventuale vittoria di un candidato filorusso e sovranista avrebbe quasi certamente condotto la Romania verso Mosca anche attraverso possibili torsioni dello stato di diritto.

Dibattito in Europa

Ora il dibattito continentale sulla difesa dei valori democratici passa attraverso il confronto che in Germania ha portato a ragionare sull’eventuale richiesta di messa al bando di Alternative fuer Deutschland per i valori neonazisti che ne ispirano la proposta politica. E ancora alla decisione francese di sciogliere un movimento di ultradestra come Génération Identitaire (che usava i droni per intercettare i migranti sui Pirenei sostituendosi di fatto alla gendarmerie). In Germania sarebbe stato controproducente mettere al bando un partito che vale il 20%.

In Romania, dove la democrazia appare ancora fragile perché relativamente giovane, si è deciso di rischiare e travalicare forse i confini democratici del voto acquisito per difendere un’idea e uno spazio di libertà con scelte che qualcuno potrebbe definire illiberali, ma anche in nome di uno scontro Ue-Russia. Il rischio è che, per un effetto boomerang causato dal disincanto elettorale dei rumeni, possa addirittura vincere un altro candidato di estrema destra George Simion, il leader del partito sovranista Aur (Alleanza per l’unione dei rumeni), oggi espressione della nouvelle vague di forze politiche europee al contempo filo-Trump e filo-Putin, in una chiave dichiaratamente antieuropeista.

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