Referendum magistratura, Meloni cita il presidente del tribunale di Brescia

La premier ricorda le parole pronunciate da Scati in un confronto al Giornale di Brescia: «Se vuoi fare carriera devi rispondere alla corrente». La replica: «Sono stato frainteso»
Stefano Scati, presidente del Tribunale di Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Stefano Scati, presidente del Tribunale di Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Un caso bresciano e le parole per il No al referendum usate per «per far capire perché bisogna votare sì». Non è un cortocircuito, ma è quanto fatto dalla premier Giorgia Meloni che in un video pubblicato sui social ha riportato le dichiarazioni del presidente del tribunale di Brescia Stefano Scati – a sostegno del no alla riforma – durante un confronto con l’avvocato penalista Andrea Cavaliere – che invece sostiene la riforma della magistratura. L’incontro è andato in scena, coordinato dal direttore del GdB Nunzia Vallini, lo scorso 25 febbraio nella Sala Libretti del Giornale di Brescia.

Dal GdB al video della premier

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Meloni cita il presidente Scati in un video su Facebook

Meloni ha sintetizzato così: «Ve lo voglio dire con le parole del presidente del tribunale di Brescia che è contrario alla riforma, ed è quindi un sostenitore del No, che ha detto queste testuali parole: “Se io sono un membro del Csm eletto da una corrente progressista e voto in un incarico direttivo un membro che la pensa diversamente dovrò poi rispondere alla corrente di quello che ho fatto. Se invece noi mettessimo dei membri sorteggiati, questi decideranno secondo il loro arbitrio”».

«È chiaro? Con l'attuale sistema – prosegue la premier nel suo ragionamento pubblicato sui social – se vuoi fare carriera devi rispondere alla corrente, con il sorteggio no: quale dei due sistemi secondo voi garantisce più libertà dalla politica e quale si concentra sul valore del singolo piuttosto che sulla sua appartenenza?».

Le parole pronunciate da Scati durante il confronto al Giornale di Brescia erano già state utilizzate nei giorni scorsi da Fratelli d’Italia in un messaggio pubblicato online. 

La replica di Scati

La frase «è stata estrapolata: io volevo dire che la partecipazione al Csm ha una componente di rappresentanza, nel senso che l'elettore sceglie sia il candidato sia sotto il profilo dei suoi valori, sia sotto il profilo dei valori che egli rappresenta». Valori che «possono riguardare la modalità di concezione della gestione degli uffici». Così Stefano Scati, presidente del tribunale di Brescia, risponde, a margine di un incontro sul referendum a Parma, ad una domanda sulle parole della premier Giorgia Meloni.

«Io sono serenissimo, perché non ho scheletri nell'armadio e anzi questa citazione mi consente di poter replicare urbi et orbi. Sono un po' stupito perché nei miei 39 anni di magistratura non ho mai rilasciato interviste, se non sull'andamento degli uffici che ho diretto. E quindi il fatto di essere l'uomo del giorno, tra virgolette, mi lascia un po' di imbarazzo, però sono serenissimo».

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Giustizia, le ragioni del Sì e del No per il Referendum

«Non voglio fare nessuna polemica con la presidente del Consiglio – ha detto –. Ho lavorato sempre in silenzio e nell'ombra e ora vengo coinvolto in questa campagna referendaria, ripeto, pur avendo lavorato nell'ombra, a differenza di tanti miei colleghi ed ex-colleghi che si battono per il sì e per il no che hanno una visibilità mediatica». Scati ha spiegato che tutto nasce dal dibattito nella Sala Libretti del GdB dove «ho detto una frase che è stata male interpretata».

La frase in questione è «che l'eletto al Csm deve rispondere alla corrente». Il magistrato ha ricordato di essere già intervenuto in seguito con una nota, per chiarire il senso della sua espressione, presa da un discorso più ampio e precisata anche già nello stesso incontro.

Quindi «quando ho detto che l'eletto deve rispondere alla corrente, volevo dire che può fare ciò che vuole, essendo eletto senza vincoli di mandato. Ma nel momento in cui in una certa elezione, su una certa questione, come per esempio per le circolari relative alle tabelle degli uffici o ai progetti organizzativi di una procura, se si discosta dal programma, dovrà spiegare alla sua base elettorale le ragioni, punto e basta».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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