Referendum: «Sì per applicare Costituzione, non per controllare giudici e pm»

L’intervento dell’ex magistrata leghista Simonetta Matone e di Stefano Ceccanti (Pd)
Il dibattito all'hotel Vittoria © www.giornaledibrescia.it
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Fronti politici opposti, accomunati dal sostegno al sì alla riforma della magistratura. Da una parte Simonetta Matone, ex magistrata e deputata della Lega. Dall’altra Stefano Ceccanti, costituzionalista, già parlamentare per il Pd e vicepresidente dell’associazione Libertà Eguale-Sinistra del sì. Riuniti, ieri pomeriggio, da un incontro all’hotel Vittoria di Brescia organizzato dalla Lega bresciana, moderato da Carlo Muzzi del Giornale di Brescia.

All’orizzonte c’è il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, per confermare o respingere le modifiche dell’ordinamento giudiziario italiano introdotte dalla Riforma che porta la firma del Guardasigilli Carlo Nordio.

Applicare la Carta

Per Ceccanti, dell’ala riformista del Pd, benché proposta dal centrodestra, la riforma contiene proposte fatte proprie in passato dal centrosinistra: «L’Alta corte disciplinare stava nel programma del Partito democratico nel 2022», ha detto. «Noi che da sinistra sosteniamo il sì ci poniamo in perfetta continuità lineare con la settima disposizione transitoria della costituzione e con la modifica dell’articolo 111. Sotto la parvenza di una revisione della Costituzione stiamo in realtà applicando interamente la Costituzione e rompendo il rapporto tra chi accusa e chi giudica, arrivando al testo che volevano i costituenti».

Anche per la deputata leghista Matone la separazione delle carriere sarebbe il «tassello mancante» della riforma del codice di procedura penale voluto tra il 1988 e il 1989 dal ministro della Giustizia socialista Giuliano Vassalli, di cui l’ex magistrata è stata capo della segreteria dal 1987 al 1991.

Secondo Ceccanti, il sorteggio dei membri del Csm e dell’Alta corte disciplinare ha il pregio di limitare l’influenza delle correnti della magistratura, diventate «cordate»: «Rispetto a questo status quo continuo a pensare che sarebbe meglio il sorteggio, in quanto comunque migliorativo», ha detto.

«Paure infondate», per Ceccanti, sono quelle di un assoggettamento della magistratura alla politica in caso di conferma della riforma Nordio: «Nel testo non c’è nessuna norma da cui si possa tirare fuori questo», ha sostenuto il costituzionalista. «E nemmeno i decreti attuativi potranno stravolgere i numeri: pur sorteggiati, i magistrati sarebbero la maggior parte dei componenti dei due Csm e dell’Alta corte. E non potrebbero che essere eletti prima dal parlamento con un quorum che costringa all’accordo tra maggioranza e opposizione».

Nessun controllo politico

Per la leghista Matone, i sospetti di controllo politico della magistratura con la nuova riforma sono «balle»: «Da ex magistrato il mio sogno sarebbe interrogare Elly Schlein e chiederle di indicarmi il punto esatto della norma in cui c’è scritto che il pm sarà sottoposto all’esecutivo. La norma non c’è». Duro l’attacco anche all’Associazione nazionale magistrati: «Abbiamo assistito a una campagna indegna dell’Anm che con i soldi degli iscritti ha fatto una campagna vergognosa».

Fondamentale, per Matone, è la limitazione delle correnti: «Ai miei ex colleghi della separazione carriere non importa niente, ciò che li terrorizza di più è il sorteggio». Per l’ex magistrata, la riforma Nordio «non è la panacea di tutti i mali, ma segna una svolta epocale rispetto al resto del sistema».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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