Referendum, «una riforma così potrebbe indebolire la giustizia»

Domenica 22 e lunedì 23 marzo si vota per il referendum confermativo sulla giustizia. Abbiamo interpellato Domenico Chiaro, avvocato generale presso la Corte d’Appello, sostenitore del «No».
La Riforma consegnerà ai cittadini una giustizia più giusta ed efficiente?
«Premetto che parlo da cittadino più che da magistrato. No, non è vero. La Riforma non tocca i reali problemi della giustizia e, oltre ad essere inutile, è dannosa».
Ma scusi, a proposito della separazione delle carriere, non le sembra che il giudice, oltre che essere terzo rispetto alle parti, debba anche apparire tale?
«Dai lavori preparatori della legge costituzionale che nel 1999 ha modificato l’art. 111 Cost. con l’introduzione del cd. giusto processo risulta chiaramente che la terzietà che si voleva in quella occasione era solo quella funzionale e non ordinamentale, nel senso che l’unico obiettivo che si intendeva realizzare era che il processo venisse definito da un giudice mai intervenuto nelle fasi precedenti e non da un giudice appartenente ad una carriera separata dal pm; in ogni caso, i numeri smentiscono ogni ipotizzato appiattimento dei giudici alle richieste dei pm».
Ma non le sembra almeno che, come dicono i sostenitori del «Sì», con l’introduzione del sorteggio si liberino i magistrati dal potere delle correnti?
«Non condivido questa demonizzazione a tutti i costi delle correnti, ma, come ho detto anche in altre analoghe occasioni, con il sorteggio non possono cancellarsi le affinità culturali che legano fra di loro la stragrande maggioranza dei magistrati (come risulta anche dalle ultime elezioni del Csm). Ciò comporta che dopo la vittoria al “gratta e vinci”, i sorteggiati si aggregheranno per orientamento culturale, ricostituendo i gruppi consiliari attualmente esistenti».
E dell’Alta Corte disciplinare cosa ci dice? Non è vero che i magistrati pagano poco per gli errori commessi?
«Non è vero che i magistrati italiani paghino poco per i loro errori, se per errore intendiamo le violazioni disciplinari in senso stretto e cioè quelle che saranno valutate dall’istituenda Alta Corte. Anche in questo caso i dati dimostrano il contrario di quanto si afferma dai sostenitori del “Sì”, posto che da questi risulta che i magistrati italiani sono puniti con una percentuale annuale di condanne (0,4%) che è maggiore di quella che riguarda i magistrati francesi (0,1%) e spagnoli (0,2%), percentuale che peraltro è di gran lunga superiore a quella che riguarda gli avvocati (0,039%). Gli unici “errori giudiziari” in senso tecnico sono quelli verificati dalle procedure di revisione, che sono in Italia rappresentano solo lo 0,10% delle condanne rispetto allo 0,31% del Regno Unito ed allo 0,44% degli Stati Uniti».
Insomma, secondo lei la giustizia funziona perfettamente e non c’è bisogno di alcuna modifica della situazione attuale?
«Nessuno può sostenere che la giustizia oggi funzioni perfettamente e, d’altra parte, con tutte le attività umane, anche quella svolta dai magistrati può andare incontro ad errori. Al di là delle manchevolezze che sono causate da carenze strutturali o di personale che non sono certo imputabili ai magistrati, è dunque vero che parte dei mali della giustizia sono dovuti ad errori riferibili agli stessi magistrati, ma, come dico spesso, con questa Riforma si sbaglia la cura non la diagnosi ed è come se si volesse dare del purgante a chi ha l’influenza: non serve ed anzi indebolisce il paziente…».
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