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Referendum giustizia 2026: lo spoglio in diretta

Lo spoglio è iniziato. Il primo dato è il record dell’affluenza registrato nella prima giornata di voto. Qui trovate tutti gli aggiornamenti locali e nazionali

Le operazioni di spoglio in un seggio bresciano - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Le operazioni di spoglio in un seggio bresciano - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Si sono chiuse alle 15 le urne per il voto sul referendum sulla giustizia 2026 e, contestualmente, sono iniziate le operazioni di spoglio.

Il primo dato a cui prestare attenzione è quello relativo all’affluenza, da record nella prima giornata, quella di ieri. A livello nazionale è stato superato il 46%, il valore più alto registrato in un referendum su due giorni. Ancora meglio i dati lombardi e bresciani: in Regione i votanti sono stati il 51,69% sul totale, in provincia di Brescia il 52,22%.

Ora che è iniziato lo spoglio, c’è attesa per l’esito del voto: qui trovate tutti gli aggiornamenti nazionali e locali, che potete monitorare, Comune per Comune, anche sul nostro portale.

⬤ Evento Live
  • Spoglio verso la conclusione

    Il No al 53,77%, il Sì al 46,23%. Questa la situazione degli scrutini del referendum sulla riforma della giustizia, quando sul sito Eligendo del Viminale sono disponibili i dati di 59.213 sezioni su 61.533

  • Benzoni: «È mancato il passaggio in parlamento» 

    «L’esito di questo voto restituisce due elementi chiari. Il primo è che non siamo di fronte a un segnale di chiusura o a un rifiuto pregiudiziale di modificare la Costituzione. Non emerge un atteggiamento conservatore del Paese, ma piuttosto l’indicazione che le riforme costituzionali devono essere costruite in Parlamento, coinvolgendo pienamente tutte le forze politiche e, quindi, i cittadini che esse rappresentano. Questo passaggio è mancato: la riforma è stata portata avanti dal Governo senza un reale confronto, passata quattro volte in parlamento con un testo sostanzialmente blindato e senza un coinvolgimento significativo delle opposizioni.
    Il secondo elemento riguarda la partecipazione: sono andati a votare anche cittadini che in altre occasioni elettorali si astengono. Per questo, chi oggi interpreta il risultato come un voto esclusivamente contro il Governo commette un errore. È evidente che esiste una parte di elettorato che si mobilita solo in determinate condizioni e che, nelle elezioni ordinarie, non trova un’offerta politica capace di rappresentarla. Anche di questo dato occorre prendere atto, senza semplificazioni o letture di parte». Così Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo di Azione a Montecitorio.

  • Gelmini: «Risultato va rispettato» 

    «La vittoria del no è netta e il risultato va rispettato: spiace non essere riusciti a far capire agli italiani il valore di una riforma che poteva assicurare al Paese un sistema giudiziario più equo, moderno e autorevole. Non è andata così per molte ragioni e fra queste c'è stata anche una campagna elettorale che troppo spesso ha travalicato i confini del buon senso e della verità. La guerra in Iran, l'instabilità internazionale e i suoi riflessi economici, certamente non hanno aiutato. Ma al netto di tutto questo, il governo e la maggioranza - che per primi hanno voluto questa consultazione - devono continuare a lavorare per il Paese e sono legittimati a farlo. Il centrodestra è l'unica coalizione che può dirsi tale e ha dimostrato di esserlo su ogni aspetto: dalla politica estera alla politica economica, allo stesso tema della giustizia. Dall'altra parte c'è solo un agglomerato di forze che può unirsi solo in chiave antigovernativa per dire no, ma che non è in grado di esprimere una leadership ed una politica univoca per guidare il Paese». Così Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati.

  • Calenda: «Ampiamente prevista vittoria del no» 

    «Come ampiamente e pubblicamente previsto ha prevalso il No. L'Italia ha una tradizionale propensione a mobilitarsi "contro" che è stata favorita anche da una campagna sbagliata e inutilmente aggressiva della destra che ha determinato una reazione di rigetto del paese che va oltre il merito della riforma. È chiaro che dietro ai numeri di questa partecipazione - comunque straordinaria e positiva, soprattutto di questi tempi - c'è anche un giudizio sulla qualità del governo nell'affrontare i problemi economici, sociali e internazionali. Io credo che la vicinanza, mai smentita, a Trump abbia danneggiato molto Meloni e l'esecutivo. Esiste la necessità di dare rappresentanza a chi vuole che il paese cambi e che oggi si trova intrappolato tra gli opposti estremismi di destra e sinistra". Così il leader di Azione Carlo Calenda.

  • Tajani (FI): «Il lavoro del governo continua» 

    «Riconosciamo il risultato negativo, ma il nostro lavoro per cambiare l'Italia continua sulla base del mandato elettorale che abbiamo avuto. Spero che nessuno usi più toni da guerra civile come quelli che abbiamo sentito da alcuni dei nostri avversari in questa campagna referendaria. Vorrei che fosse invece un dialogo pacifico, sereno, attento alle ragioni della controparte. La giustizia è troppo importante per tutti per continuare ad essere materia di una contesa politica inconcludente". Così il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani commentando in una nota l'esito del referendum sulla giustizia.

  • Nordio: «Prendo atto della decisione del popolo sovrano» 

    «Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall'articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell'elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l'alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia». Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

  • Nel Bresciano il Sì al 60%

    Quando mancano poco di 200 sezioni da scrutinare sulle 1172 totali, in provincia di Brescia il Sì è al 60%, in controtendenza rispetto al dato nazionale che ha visto trionfare il No con il 54% dei voti.

    A Brescia città, quando siamo a poco più della metà delle sezioni scrutinate, il No è al 52,78%.

  • Cominelli (Pd): «La partita per le prossime elezioni è aperta» 

    «Un risultato importante, sia per la vittoria del No, sia per l’alta affluenza. Gli italiani hanno risposto chiaramente e nettamente a chi voleva stravolgere la Costituzione per avere "le mani libere", ma hanno anche  reagito con forza alla campagna elettorale della destra, fatta di slogan urlati e menzogneri. Un segnale positivo, che mette in discussione il consenso per il governo Meloni: la partita delle prossime politiche è aperta»: così Miriam Cominelli, consigliera regionale del Pd.
     

  • Meloni: «Italiani hanno deciso, rispettiamo la decisione» 

    «Andremo avanti con responsabilità e rispetto per popolo italiano» ha detto la presidente del consiglio in un video pubblicato sui social.

     

  • Fratoianni (Avs): «Quanto tocchi la Carta questa è la reazione» 

    «Abbiamo visto crescere un'onda repubblicana costituzionale» c'è una «affluenza altissima che segnala politico e, lo dico alle altre forze del centrosinistra: prediamo subito un impegno che quando governeremo noi la Costituzione senza pensare di cambiarla ci impegniamo ad applicarla: quando tocchi la Costituzione c'è una reazione e questo è uno splendido messaggio per il Paese, per le istituzioni». «Da qui in avanti cambia il vento, cambia la musica e si guarda alle politiche con tutto un altro spirito» ha detto Nicola Fratoianni di Avs in collegamento con lo speciale di La7 sul referendum.

  • Affluenza, il dato nazionale definitivo sfiora il 59%

    Il dato dell'affluenza pressoché definitivo, relativo a 61.450 sezioni su 61.533, relativo al Referendum costituzionale sulla Giustizia, indica un dato prossimo al 59% (58,93%). L’Emilia Romagna è la regione che registra l’affluenza maggiore pari al 66,67%, seguita da Toscana 66,27% e Umbria 65,06%. La regione con l’affluenza minore è la Sicilia con il 46,15%, seguita da Calabria 48,38% e Campania 50,38%.

  • Il No vince in 14 regioni

    Il No, secondo le stime Youtrend, vince in 14 regioni. Le 3 regioni in cui trionfa sicuramente il Sì sono Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto. In Abruzzo, Trentino-Alto Adige, Umbria e Valle d'Aosta l'esito è invece incerto al momento.

  • Il coordinatore provinciale FdI, Zarneri: «Segnale politico» 

    Il Coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Diego Zarneri, commenta l’esito del referendum sulla giustizia 2026, che ha visto prevalere il No.

    Zarneri rivendica il ruolo di Fratelli d’Italia: «Siamo stati dalla parte dei cittadini fin dall’inizio, sostenendo con coerenza la necessità di una giustizia più giusta, più rapida e realmente imparziale. Il risultato non cambia la direzione della nostra battaglia politica, che resta chiara e determinata». «Il voto di oggi non può essere interpretato come una difesa dell’attuale sistema. Troppi italiani continuano a percepire una giustizia lenta, inefficiente e distante: è un dato che la politica non può ignorare». «Resta forte l’esigenza di una riforma che non sia di parte ma nell’interesse dell’intera Nazione: non contro la magistratura, ma per restituirle prestigio e fiducia, superando logiche corporative e garantendo un equilibrio reale tra i poteri dello Stato».

    Zarneri sottolinea però con forza il dato territoriale: “In Lombardia ha prevalso nettamente il Sì, a conferma di una sensibilità diffusa verso il tema delle riforme e della modernizzazione della giustizia. Un segnale ancora più significativo arriva dalla provincia di Brescia, dove il risultato è inequivocabile ed è stato persino superiore alla media regionale». «Si tratta di un’indicazione politica chiara: nei territori produttivi e dinamici del Paese c’è una domanda forte di efficienza, certezza del diritto e funzionamento reale dello Stato». «È evidente – dichiara Zarneri – che su un tema così delicato abbia pesato una campagna confusa e strumentale portata avanti da chi ha preferito difendere lo status quo piuttosto che confrontarsi nel merito delle riforme».

    Secondo Zarneri, il voto rappresenta comunque un segnale politico: «Il bisogno di cambiamento resta, e i risultati di Lombardia e Brescia lo dimostrano in modo molto chiaro. I cittadini chiedono interventi concreti e coraggiosi per rendere la giustizia più efficiente e credibile». 

  • Landini (Cgil): «La maggioranza del Paese chiede un cambiamento» 

    Il segretario generale della Cgil Landini: «Emerge un dato: la maggioranza di questo paese chiede un cambiamento delle politiche economiche e sociali»

  • In Lombardia

    Quando siamo a metà delle operazioni di scrutinio (4677 sezioni su 9258) il Sì è al 53,60%, il No al 46,40%.

  • Renzi: «Risultato è messaggio per Meloni

    «Mi pare che la partita sia sostanzialmente chiusa: il no, molto a sorpresa, ha vinto il referendum. Al di là di come la pensassero i sostenitori dell'una e dell'altra parte, oggi si consuma un fatto politico enorme: quando il popolo parla il palazzo deve ascoltare, questo è un messaggio importante per Meloni, che per anni ci ha raccontato di essere benedetta e baciata dal consenso popolare". Lo sottolinea il leader di Italia Viva Matteo Renzi a Radio Leopolda.

    «Il governo ha preso una riforma di legge esautorando il parlamento, che è sempre stato favorevole alla separazione delle carriere ma contrario a questo tipo di metodo di riforma - continua Renzi, - Avevamo chiesto di cambiarla e ci è stato detto di no: oggi il messaggio è che non c'è cambio di accise per 15 giorni che tenga, c'è solo una sconfitta sonora del governo ancor prima che delle ragioni del sì. Non suggerisco a Meloni cosa deve fare: so cosa si prova a perdere un referendum, ma in quel caso avevo aperto agli emendamenti sia di maggioranza che di opposizione. Per prendere atto di una sconfitta referendaria ci vuole coraggio: Meloni non può uscire il giorno dopo fischiettando come se non fosse una legge su cui aveva spinto tanto".

  • Nel Bresciano avanti il Sì

    In provincia di Brescia le sezione scrutinate sono 442 su 1.172: 59,48% delle preferenze sono per il  Sì.

    A Brescia città, invece, con 60 sezioni scrutinate su 203, il «No» è avanti grazie al 53,18% dei voti.

  • Conte (M5s): «Ce l'abbiamo fatta

     

    «Ce l'abbiamo fatta! Viva la Costituzione!». Così su X il presidente del M5S Giuseppe Conte.

     

  • Ha vinto il No

    «Vittoria del No al referendum costituzionale della giustizia": lo scrive su X Youtrend, evidenziando che «con 20.932 sezioni su 61.533 il vantaggio è ormai incolmabile».

     

  • I primi dati da Brescia città

    Nel Comune di Brescia dopo 31 sezioni scrutinate su 203 il «No» è avanti con il 53,61% delle preferenze.

  • Siamo a un terzo delle sezioni scrutinate: il No al 54%

    Con 20.667 sezioni scrutinate su 61.533, il No è avanti con il 54,45% dei voti. Il Sì si ferma al 45,55%.

  • Le prime proiezioni: No avanti

    La prima proiezione, elaborata da Opinio per la Rai, con copertura del campione al 12% vede per il referendum sulla riforma della giustizia il No avanti con il 53,1% dei voti mentre il Sì è indicato al 46,9%.

  • Nelle grandi città avanti il No

    Il secondo intention poll di Tecnè realizzato per lo speciale di Quarta Repubblica in onda su Rete4 e con una copertura del campione del 75% attesta il Sì tra il 46 e il 50% ed il No tra il 50-54%.

    A Genova e a Torino il No, con poche sezioni scrutinate, è oltre il 60%.

  • Nel Bresciano affluenza al 64,75%

    Il dato definito nei 205 Comuni della nostra provincia dice ha votato il 64,75% degli aventi diritto. Qui il portale con tutti i dati.

    A Brescia città l'affluenza è stata del 67,35%. I tre Comuni con il dato più alto sono Collebeato (75,25%), Longhena (73,61%), Irma (73,11%), i tre col dato più basso sono Capovalle (54,26%), Pertica Alta (55,56%) e Odolo (55,99%).

     

  • L'affluenza nazionale intorno al 58%

    A livello nazionale, quando sono disponibili 56.865 sezioni su 61.533, è del 58,85% l'affluenza per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia.

    Nel Bresciano il dato è superiore: quando mancano i risultati di una manciata di paesi, siamo al 64%.

  • I primi exit poll

    Il No è in vantaggio nel referendum sulla giustizia per l'exit poll del Consorzio Opinio per la Rai diffuso alla chiusura dei seggi. L'istituto attribuisce ai contrari alla riforma Nordio tra il 49 e il 53% e al Sì tra il 47 e il 51%. Analogo il risultato dell'instant poll di Youtrend per Sky Tg24, un sondaggio che indica il No al 49,5-53,5% e il Sì al 46,5-50,5%. 

  • Le voci dai seggi

    I seggi bresciani confermano il trend nazionale di una partecipazione tiepida. Tra le voci raccolte ai seggi del capoluogo e della provincia, emerge un mix di disorientamento e scetticismo verso la complessità dei quesiti. Se una parte degli elettori ha scelto di disertare le urne, chi ha votato sottolinea l’urgenza di una riforma, pur lamentando una campagna informativa insufficiente. Il reportage di Nuri Fatolahzadeh.

  • Il record di votanti, domenica

    Il primo dei due giorni di voto ha registrato un’affluenza notevole, da record. Alle 23 di domenica il dato nazionale si è attestato al 46%, con picchi in Emilia-Romagna e un’adesione più contenuta in Sicilia. Nel Bresciano e in Lombardia la partecipazione è stata sostenuta, superando la media di molte altre regioni: in Regione i votanti sono stati il 51,69% sul totale, in provincia di Brescia il 52,22%, mentre in città la percentuale ha raggiunto il 55,54%.

    Qui l'articolo completo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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