Quartieri al voto: 461 candidati in lizza, ma Sanpolino e Caionvico saltano il giro

Per i due borghi ad est niente elezioni il 14 aprile: la loro seconda occasione scatterà in deroga fra 6 mesi
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Brescia: CdQ verso il voto, 461 i candidati
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Il girone generale, quello del numero dei candidati, è superato ma non del tutto. Quel 33 su 33 al primo colpo non c’è. A «rovinare la festa» sono due dei borghi più periferici, entrambi con lo sguardo rivolto ad est: Sanpolino e Caionvico non hanno raggiunto il numero minimo di aspiranti consiglieri in lizza. La situazione, quindi, è questa: il 14 aprile si voterà per il rinnovo dei Consigli di quartiere in 31 zone (rispetto alle 33 complessive) di Brescia.

E ai due borghi rimasti non del tutto orfani bensì con un numero di candidati agli sgoccioli che succede? Per «loro» il percorso per designare i rappresentanti delle consulte territoriali si allunga: dovranno cioè attendere altri 180 giorni, necessari per ufficializzare la deroga che consentirà di eleggere meno consiglieri all’interno delle rispettive assemblee.

Termometro politico

Politicamente il quartiere è un po’ il luogo dello spirito: ci si va quando si perdono le elezioni ed è tutto un ripetere che «bisogna ripartire dalle periferie», oppure la passerella scatta quando le elezioni ancora non si sono perse ma c’è un mitologico popolo da sedurre prima che sia troppo tardi. Presentissimi nei programmi elettorali, i quartieri sono accolti con enfasi quando si suona la tromba della partecipazione, ma spesso condannati agli sbuffi e agli occhi al cielo quando suonano il campanello degli uffici pubblici per consegnare gli elenchi delle manutenzioni invocate.

Queste, però, sono le loro settimane: fino ad aprile i quartieri resteranno i protagonisti indiscussi, sono i partiti ora a pendere dalle loro labbra. La ragione è presto spiegata: a differenza delle consultazioni passate, anche il centrodestra è agguerrito nella corsa alla scalata della rappresentanza strada per strada. È vero, ogni zona avrà una lista unica ma anche se i simboli di bandiera non ci saranno, le regole non cancellano l’appartenenza (o la vicinanza) politica. E per chi in Loggia siede in opposizione, le segnalazioni dal territorio possono essere preziose per piazzare qua e là qualche dispetto o dibattito in Consiglio comunale.

I primi numeri

Come ci si avvicina alle urne e quale analisi si può fare sulla base dei primissimi numeri? Innanzitutto le persone che hanno scelto di mettersi in gioco scavalcano (e di parecchio) lo sbarramento minimo. In cifre: ad alzare la mano per correre da candidati (un incarico che è totalmente gratuito, lo ricordiamo) sono stati complessivamente in 471 (a fronte di un numero minimo stabilito, da regolamento, di 356). Gli uffici dell’assessorato alla Partecipazione sono ancora al lavoro per le verifiche tecniche e amministrative oltre che per le verbalizzazioni, ma già è possibile sapere che una decina delle candidature presentate non hanno i requisiti necessari: alcuni hanno presentato la documentazione oltre i termini, altri hanno raccolto firme (ne servivano dieci a supporto di ciascuna corsa) di persone non residenti nel quartiere di riferimento. A farsi avanti per la maggiore sono stati gli uomini: 294, contro una presenza femminile che si è fermata a 177. I nomi di coloro che hanno superato lo «sbarramento» normativo e che hanno quindi tutte le carte in regola per partecipare alle consultazioni sono finiti in un pallottoliere (uno per ciascuno dei 31 quartieri in gioco): da lì vengono sorteggiati per definire l’ordine (che sarà quindi casuale) dei nomi che comporranno la lista. A potersi fare avanti e, di conseguenza, a poter poi partecipare alla chiamata alle urne sono i cittadini italiani e comunitari dai 16 anni in su, che risultino residenti a Brescia alla data del 30 marzo. Il voto è aperto, con gli stessi crismi, anche agli extracomunitari residenti nel Comune da almeno cinque anni consecutivi.

I rimandati

Ma se i candidati complessivi sono stati 461 (al netto dei dieci esclusi) e superano dunque di 105 persone la soglia minima, come è possibile che due quartieri non vadano al voto? Il numero di rappresentanti in lizza per ciascuna zona varia in base alla densità demografica dei residenti di quello specifico quartiere: si va da un minimo di dieci a un massimo di 14 per eleggerne da 7 a 11. Questo fa sì che la platea dei candidati debba contare il 30% in più dei rappresentanti che saranno eletti. Soglia che non è stata garantita (per una sola candidatura) né a Sanpolino né a Caionvico. Il primo è il quartiere, urbanisticamente, più giovane della città, che negli ultimi anni ha sviluppato una vocazione sportiva ma che resta anagraficamente una comunità meno consolidata rispetto alle altre, forti di una storia più lunga. Il secondo, ossia Caionvico, è tra quelli che più di tutti si è fatto «corteggiare» dal capoluogo prima di entrare a fare parte del suo perimetro. La sua storia è particolare, perché ha tentato di tenersi stretto la carta d’identità da Comune con le unghie e con i denti finché ha potuto, stoicamente. È stato soppresso ben due volte, la prima nel 1805 (quando è stato riassorbito nel distretto di Brescia, riuscendo poi a riconquistarsi «l’indipendenza»), la seconda nel 1928, quando è stato annesso a Botticino, una «fusione» durata però solo la parentesi di qualche mese, per poi venire aggregato appunto alla città.

Il nuovo regolamento dei Cdq, a differenza del passato, consente ora alle due zone di non restare orfane di rappresentanza (come avvenne, ad esempio, a Folzano), ma di usufruire di una deroga. Tradotto: ridurre di due persone il numero di candidati e componenti di ciascun Consiglio. Per farlo, però, le consultazioni vanno riconvocate in un secondo momento, appunto entro sei mesi. 

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