Politica

Quante volte abbiamo votato per un referendum costituzionale

Dal 2001 al 2020, siamo andati al voto cinque volte: ecco per cosa e con quali risultati
Operazioni di voto
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Con quello in programma a marzo sono cinque i referendum costituzionali che si sono svolti in Italia.

2001

Il primo risale al 7 ottobre 2001, quando gli elettori furono chiamati a confermare la riforma del Titolo V, voluta dal centrosinistra per ampliare le competenze delle Regioni. Il sì prevalse, segnando l'unico intervento organico sul regionalismo approvato direttamente dal corpo elettorale. Dei 49,4 milioni di aventi diritto, votarono solo 16.843.420 cittadini, cioè il 34,05%. Il Sì si impose con il 64,21% contro il 35,79% dei No.

2006

Cinque anni dopo, nel giugno 2006, il Paese tornò alle urne per pronunciarsi sulla riforma voluta dall’allora esecutivo di centrodestra, che puntava a ridisegnare la forma di governo, introdurre un Senato federale e a conferire alle Regioni competenze esclusive su sanità, scuola e polizia locale. Il No vinse nettamente: l'affluenza si attestò al 53,8% e i voti contrari alla riforma furono il 61,29% contro il 38,71% di Sì.

2016

Il 4 dicembre 2016 arrivò il referendum sulla riforma ribattezzata «Renzi-Boschi» che proponeva il superamento del bicameralismo paritario, la revisione del Titolo V e la soppressione del Cnel. Si recarono alle urne in 33.244.258, pari al 65,48%. La vittoria del No sul Sì fu netta: 59,12% a 40,88%.

2020

Nel 2020 gli italiani furono chiamati a confermare il taglio dei parlamentari. La riduzione del numero di deputati e senatori, sostenuta da una larga maggioranza parlamentare, ottenne un consenso trasversale e fu approvata con oltre due terzi dei voti. Alle urne si recò il 53,8% degli aventi diritto. Il Sì ottenne il 69,9% dei voti, a fronte del 30% dei No. La riforma ha ridotto i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200.

Giustizia

Il prossimo 22 e 23 marzo gli italiani sono chiamati ad esprimere il voto sulla riforma della giustizia. La revisione della carta costituzionale introduce la separazione delle carriere, la creazione di due Csm (uno per i giudici, l'altro per i pm) e una Corte disciplinare autonoma.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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