Loggia, Rossini: «Tempi più europei per l’Aula, ma niente vicepresidenza»

Un anno (meno un mese) seduto sullo scranno dell’«arbitro» di uno dei campi da gioco più strategici del capoluogo: Palazzo Loggia. Roberto Rossini è presidente di un Consiglio comunale «energico», un ruolo in cui ha debuttato nel 2023 con la Giunta guidata da Laura Castelletti e che (almeno finora) non è stato sempre semplice esercitare. Undici mesi di lavoro più tardi, però, si avvicina un obiettivo che per tutti i dieci anni precedenti era rimasto incastrato nella definizione di «miraggio»: il nuovo regolamento d’Aula è quasi definito.
Presidente, cosa cambia?
Brescia si doterà di un regolamento più europeo nei tempi, che si stringeranno, ma anche più inclusivo e più ordinato. Il concetto di fondo è che le Commissioni siano più il luogo dell’analisi e dell’approfondimento e che il Consiglio sia più il luogo della sintesi e del dibattito politico. Si prevede anche la possibilità per i consiglieri che si trovano in maternità o in paternità di partecipare all’assemblea in streaming, sul modello di Torino. Per ora abbiamo previsto questo unico caso, ma se ci saranno altri casi o proposte li valuteremo. Si migliorerà poi lo streaming con qualche investimento sui sistemi digitali. C’è spazio d’intesa.
C’è stata battaglia?
Abbiamo lavorato bene nell’arco di dodici sedute di Commissione e posso dire che il 90 per cento del regolamento è condiviso da tutti gli schieramenti. Ci sarà un aggiornamento il 17 maggio, poi per l’estate si voterà in Aula.
L’opposizione ha proposto la figura del vicepresidente: per ora è un no. Perché?
Tutti i capigruppo di maggioranza hanno espresso contrarietà in modo netto. A mio parere non è una figura necessaria a Brescia, dove il Consiglio si riunisce una volta al mese a differenza di Milano o Bergamo. Dal punto di vista operativo e organizzativo, il presidente viene sostituito dal consigliere anziano e si raffronta con la conferenza dei capigruppo, c’è anche la segreteria generale. La struttura c’è: la vicepresidenza non è necessaria e su questo snodo non credo che ci possa essere un cambio di passo.
Finora i Consigli sono stati litigiosi: il confronto tra centrosinistra e centrodestra è impossibile?
Si è dimostrata un’assemblea molto vivace, a volte con qualche tono di punta. Ma dico anche che i consiglieri sono molto attivi, interessati e che tengono molto a intervenire su ciascun tema. Io partecipo spesso alle Commissioni per capire che tipo di clima ci sarà in Aula e tra centrodestra e centrosinistra c’è una visione di città profondamente diversa e ogni svolgimento del dibattito in Consiglio lo dimostra in modo plastico. In alcuni casi, penso agli ordini del giorno o alle mozioni, qualche intesa si è raggiunta: penso all’Iveco.
Questo è anche un Consiglio giovane: com’è l’approccio?
È un elemento che porta molta freschezza al dibattito. C’è un impegno profondo da parte dei più giovani ad approfondire i temi nel merito ed è interessante vedere anche il rapporto e il legame che mantengono con i cittadini e con gli elettori. La politica, del resto, è assolutamente uno spazio per giovani. L’ambito più d’impegno è l’ambiente, ma c’è molta sensibilità anche sulla pace e sul carcere: in generale hanno una reazione importante di fronte alle disuguaglianze e alle ingiustizie.
C’è una difficoltà generazionale nel dialogo politico?
No, perché c’è passione. Ci sono linguaggi e tempi differenti. Il tempo, soprattutto, è una variabile decisiva del cambiamento che contraddistingue la contemporaneità.
Perché è importante il Consiglio comunale dei ragazzi?
Perché si fa pedagogia civile ed è un aspetto più che positivo. Quest’anno peraltro hanno aderito ben 33 scuole: hanno lavorato sulle elezioni e sui ruoli e fatto formazione sui principi di libertà e uguaglianza. Ora si dedicheranno alle proposte, a partire da ambiente e cultura.
Porterà le proposte dei piccoli nel Consiglio dei grandi?
Intendo farle vedere alla Giunta che potrà farle proprie e, perché no, condividerle con l’Aula.
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