Le Circoscrizioni tornano alla ribalta con l’election day: Brescia in prima fila

La proposta della deputata leghista Bordonali diventa un emendamento al decreto elezioni: se passa il capoluogo «pensiona» i Consigli di quartiere
Schede elettorali - © www.giornaledibrescia.it
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Formalmente sono state cancellate con la legge finanziaria del 2010, ma da Brescia (e da tutti i capoluoghi che avevano la scadenza elettorale delle Comunali fissata più in là nel tempo) se ne sono andate nel 2013: è quello l’anno in cui si è consumato l’addio vero. I rimpianti si sono sprecati negli anni, un loro ritorno è stato evocato più volte. E adesso, a poco più di dieci anni dal loro de profundis, le Circoscrizioni comunali tornano alla ribalta.

A dare una chance al ripristino del decentramento vecchio stile, è un emendamento al decreto elezioni che verrà depositato oggi al Senato, da dove inizierà cioè il rapido iter legato all’election day già conclamato per la tornata elettorale che accorperà Comunali ed Europee, chiamata alle urne in agenda l’8 e il 9 giugno.

La modifica

Cosa prevede? La proposta che (se giudicata ammissibile) sarà discussa nella Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, propone di abbassare l’asticella del numero minimo di abitanti necessari affinché nei Comuni possano essere istituite le Circoscrizioni. Oggi la legge prevede che gli organismi si formino nei territori sopra i 250mila residenti, l’emendamento punta a prevederli sopra la soglia dei 100mila abitanti (esattamente come alle origini). Invariata, invece, la condizione che prescrive una popolazione media di almeno 30mila abitanti per ciascuna singola Circoscrizione.

Il testo è firmato dai partiti di maggioranza e, tra i bresciani, incluso il senatore bresciano Adriano Paroli (Forza Italia), ma il lungo lavoro che sta dietro alla stesura del testo – iniziato nella scorsa legislatura attraverso una proposta di legge alla Camera – è della deputata leghista Simona Bordonali.

Nel precedente mandato, il percorso era arrivato a un passo dall’approvazione: in Commissione Affari costituzionali, il disegno aveva incassato il placet di tutte le forze politiche ad eccezione del M5s, tanto che si stava attendendo il parere (necessario) della Ragioneria di Stato per le coperture. Poi, la caduta del Governo e l’azzeramento dell’iter, che Bordonali ha riproposto in questa legislatura sempre attraverso una proposta di legge, già depositata da mesi. Con il dl elezioni si è infine aperta una possibilità: la formula dell’emendamento, che va però depositato e presentato al Senato.

Come funziona

Cosa succede adesso? La Commissione inizierà a discutere del dl elezioni domani (anche se il primo punto all’ordine del giorno è il presidenzialismo ed è quindi facile che il dl scivoli al giorno successivo) e non potrà essere un dibattito troppo lungo: il decreto dovrà infatti incassare il placet delle due Camere entro il 29 marzo.

Se dovesse passare l’emendamento, dunque, in tutti i Comuni tra i 101mila e i 250mila abitanti nei giorni della chiamata alle urne dell’8 e del 9 giugno, verrà consegnata anche la scheda per designare i componenti delle nuove vecchie Circoscrizioni. Anche nei capoluoghi in cui si è votato nel 2023, come Brescia? Sì, l’emendamento lo specifica: «Le disposizioni si applicano altresì ai Comuni in cui le consultazioni per l’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali si sono svolte nel 2023». La Leonessa, dunque, si troverebbe a «pensionare» i Consigli di quartiere, le cui consultazioni sono previste il 14 aprile.

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