Politica

L’assessore Sertori: «Investendo, la produzione può crescere fino al 10%»

Il punto sul possibile sviluppo a cui l’idroelettrico può ancora andare incontro e la posizione della Lombardia rispetto al risiko delle concessioni
L’assessore regionale alle Risorse energetiche e all’Utilizzo delle risorse idriche, Massimo Sertori © www.giornaledibrescia.it
L’assessore regionale alle Risorse energetiche e all’Utilizzo delle risorse idriche, Massimo Sertori © www.giornaledibrescia.it

A fare il punto sul possibile sviluppo a cui l’idroelettrico può ancora andare incontro e sulla posizione della Lombardia rispetto al risiko delle concessioni è l’assessore regionale alle Risorse energetiche e all’Utilizzo delle risorse idriche Massimo Sertori.

Assessore, c’è ancora margine di sviluppo per l’idroelettrico in Lombardia?

Assolutamente sì. Non margine di sviluppo inteso come nuove dighe, ma come operazioni di investimento che portano a revamping, sistemi di pompaggio e ammodernamenti delle turbine. A fronte di investimenti importanti, ci potrebbero essere incrementi che variano dal 5 al 10% dell’attuale produzione.

Sulla proposta della quarta opzione, che consente alle Regioni di negoziare le nuove concessioni con il gestore uscente senza gara, a determinate condizioni, a che punto siamo?

Bisogna chiarire che si tratta di un’opzione. Attualmente la riassegnazione delle concessioni avviene applicando la legge del 2018 che prevede tre sistemi di gara pubblica, sistemi che rimangono. Se ne aggiungerebbe un quarto, che a scelta delle Regioni potrebbe essere opzionato oppure no, che consiste nell’avviare una trattativa con condizioni di partenza accettate dal concessionario uscente. Trattativa che comunque mira ad arrivare a un prezzo di mercato. Diversamente, la pubblica amministrazione può azzerare la trattativa.

Arrivare a un accordo di questo significa anche superare i contenziosi...

Se la Regione dovesse decidere per una centrale di applicare questa opzione e si arriva alla determinazione di un prezzo di mercato, una volta chiusa la trattativa, si stacca una nuova concessione. Che prima di essere attivata necessita che il concessionario azzeri tutti i contenziosi che ha con la pubblica amministrazione.

Questa normativa però non è ancora legge...

Sì, noi abbiamo concorso a studiare questa possibilità. Ma pur essendo coerente sia con la normativa europea sia con quella nazionale, non è parzialmente coerente con un impegno che l’Italia ha assunto attraverso il Pnrr. Affinché quindi questa iniziativa possa andare a buon fine, bisogna proseguire nell’interlocuzione con Bruxelles, già avviata dal ministro Tommaso Foti. L’obiettivo è rivedere questo impegno e solo a quel punto si può valutare questa quarta opzione.

Nel frattempo si procede con le gare?

Sì, le prime due le abbiamo già fatte e sono in istruttoria, perché noi dobbiamo essere adempienti rispetto all’attuale norma. Se dovesse esserci una modifica, ne prenderemo atto e faremo tutte le valutazioni del caso. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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