Grandi vittorie, grandi débâcle, grandi incognite. Ma soprattutto, grande e schietto messaggio dei cittadini: cara politica, per convincermi a venire a votare devi fare di più. Vale per le Politiche, per le Regionali come per le Amministrative e vale anche (o «addirittura», come ripetono con stupore i più delusi) per i quartieri, il presidio territoriale in assoluto più vicino e legato alla quotidianità di un cittadino. Il famoso «sotto casa mia sì o no», insomma. Anche in questo caso, esattamente come nelle due votazioni precedenti, il richiamo alla partecipazione, domenica, si è incagliato in un’affluenza che non riesce a sfondare il muro del 10,38%. E allora, anche dal punto di vista politico, dire chi vince e chi perde in questa elezione per designare i rappresentanti dei nuovi Consigli di quartiere, è più complesso. Il risiko dei partiti, che volevano disegnare per l’occasione una mappa politica, ha meno forza. Ma anche i pochi dati sono una bussola per leggere questo «stress test» bipartisan.
I partiti
Non è un segreto: da un lato il centrosinistra, a un anno dal voto, era preoccupato di perdere alcuni fortini anche sulla scorta di alcune magagne amministrative. E, dall’altro lato, il centrodestra era alla ricerca di un riscontro sul lavoro di opposizione in corso e voleva «capitalizzare», attraverso la rappresentanza sui territori, i voti delle elezioni comunali 2023.




