Bilancio e alleanze: per il Broletto settimana decisiva

Il centrosinistra si misura nel conclave di mercoledì. Moraschini quasi pronto a comunicare l’assetto
Il Broletto è ancora senza una squadra - © www.giornaledibrescia.it
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Il punto è che bisogna venirne a capo. E siccome dalla data del voto (il 29 settembre) di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia (mai così tanta, a dire il vero), Emanuele Moraschini intende dare uno stop all’«educazione sentimentale» dei partiti: alleati e non. Detta nuda e cruda: ok le riflessioni, ok le riunioni e ok anche all’analisi degli scenari, ma per Fratelli d’Italia un confine temporale dev’esserci.

Eccolo: questa settimana il presidente intende comunicare l’assetto del nuovo Broletto alle due coalizioni, così da procedere svelto a un ultimo confronto e - nell’arco al massimo dei sette giorni successivi - all’ufficializzazione di deleghe e ruoli. Con un punto fermo: il centrodestra ha ottenuto dalle urne un consenso più ampio (che si traduce in nove consiglieri designati, più il presidente, contro i sette della lista Provincia bene comune) e ha tutte le intenzioni di esercitarlo e di governare da maggioranza. Il che, però, non significa sbattere di colpo e del tutto la porta in faccia al centrosinistra.

Emanuele Moraschini - © www.giornaledibrescia.it
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Bilancio sotto scacco

È chiaro che ora è tutto nelle mani del presidente. Anche perché la questione era e rimane squisitamente politica, il che rende per certi versi questo stallo lungo tre mesi e mezzo ancora più impietoso. Basti pensare che, al momento, non avendo approvato il bilancio entro il 31 dicembre, la Provincia sta procedendo in esercizio provvisorio.

Che significa? Che la spesa pubblica è consentita per dodicesimi: in sostanza, si prende la previsione contenuta nello schema contabile dell’anno precedente e la si divide per dodici mesi. Il risultato rappresenta il tetto di spesa mensile, senza la possibilità di adottare variazioni di bilancio (se non per casi emergenziali) ma limitandosi a gestire l’ordinaria amministrazione. Se questo limbo proseguirà, quindi, non è escluso che Moraschini possa decidere di approvare il bilancio provinciale per decreto, una volta incassato il nullaosta degli uffici e senza passare dal Consiglio. A maggior ragione, il punto è politico.

La maggioranza

Cosa intende fare il presidente? Una delle opzioni è mantenere sostanzialmente solida l’architettura delle deleghe immaginata dalle segreterie del centrodestra, che avevano già preventivato qualche variabile interna (rimasta infatti ancora da definire) in base al verdetto rispetto alla casella della vicepresidenza. E proprio questo ruolo potrebbe rappresentare la mano tesa al centrosinistra: non è escluso, infatti, che la proposta di assetto contempli l’offerta del posto da numero due in Broletto al Pd, una poltrona istituzionale e di garanzia rispetto al mandato fiduciario del presidente e del programma da lui proposto. Se così fosse e se Moraschini escludesse l’ipotesi di una doppia vicepresidenza, la Lega (lo ha già chiarito) reclamerebbe una delega pesante in più.

Sinistra

Lo scenario della vicepresidenza ai dem farebbe peraltro scivolare la patata bollente nella casa avversaria, dove il clima non è proprio sereno. Nel centrosinistra sono state settimane di parapiglia, fatte (soprattutto nel Pd) di sgambetti segreti e di agitazioni palesi.Lo scenario è completamente cambiato: la Sinistra ufficializzerà a giorni il «niet» alla sua presenza in un governo istituzionale con il centrodestra, una possibilità invece ipotizzata inizialmente. Fuori taccuino, la si spiega così: è l’effetto Loggia, dove la contrapposizione tra i due schieramenti si è fatta più marcata a suon di manifestazioni contro manifestazioni e quando c’è di mezzo il valore dell’antifascismo «non si può scendere a compromessi». Insomma, il «cartellino rosso» non è revocabile.

Azione e Pd

Azione, al contrario, resta dell’idea di esplorare la strada del governissimo, procedendo con la presentazione degli emendamenti al programma consegnato dal presidente.

In mezzo, c’è il partito di maggioranza relativa del centrosinistra: il Pd. Che in quanto a unità non se la sta passando un granché bene: la corrente Schlein ha ufficializzato al segretario un «no all’accordo senza se e senza ma». Un’inversione di rotta rispetto alla posizione ufficiale di fine anno, quando per voce di Camilla Bianchi, pur sottolineando che «l’area ha espresso a più riprese una prevalente contrarietà e preoccupazione», tenuto presente che «la segreteria nazionale ha chiesto di lavorare per l’unità del partito», il gruppo «ha ribadito la completa fiducia nel percorso intrapreso dal segretario». Percorso che però consisteva nella costruzione di un’intesa col centrodestra.

I democrats si confronteranno domani in segreteria e non è escluso (specie se subentrerà la proposta della vicepresidenza di bandiera) che la questione venga sottoposta al voto della Direzione, dove però la componente Schlein, sulla carta, è in minoranza. La settimana politica ha però un altro appuntamento già fissato in agenda: mercoledì si riunirà il Tavolo di coalizione. E la domanda, a questo punto, è: il centrosinistra resterà compatto o le strade delle diverse compagini si divideranno? 

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