Politica

Andreatta e Martinazzoli: da due maestri una lezione per il presente

Nicola Rocchi
A Brescia il loro ricordo, attraverso la testimonianza di Enrico Letta e Pierluigi Castagnetti
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Il convegno su Andreatta e Martinazzoli
    Il convegno su Andreatta e Martinazzoli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
AA

Due «maestri», «giganti», «marziani» anche per il loro tempo perché capaci di porsi al servizio della politica pur andando «controcorrente all’interno delle istituzioni». Non esponenti di una stagione tramontata, ma portatori di idee, valori, comportamenti che sono ancora «una lezione forte per l’oggi».

Nino Andreatta (1928-2007) e Mino Martinazzoli (1931-2011) sono stati ricordati ieri, nella chiesa di San Giorgio a Brescia, in un affollato convegno promosso dall’Associazione X Giornate presieduta da Elena Ringhini, col patrocinio della Provincia. L’occasione erano i 50 anni dell’Arel, l’Agenzia di Ricerca e Legislazione, che Andreatta fondò a Roma nel 1976 e presiedette fino al 1981, quando – divenuto ministro del Tesoro – cedette la carica a Martinazzoli.

A guidare l’Arel è ora Enrico Letta: ieri è intervenuto con Pierluigi Castagnetti, che succedette a Martinazzoli alla guida del Partito popolare italiano.

«Liberi di dire no»

Nelle molte testimonianze orchestrate da Nunzia Vallini, direttrice del nostro giornale, sono emersi i caratteri di due personalità «diverse e affini». Intelletti politici uniti da «un incredibile legame di amicizia e stima». La loro lezione, per Enrico Letta, è nel richiamo a «servire le istituzioni e non servirsene. Ai giovani che frequentano la scuola dell’Arel intitolata ad Andreatta dico: se volete fare politica, prima trovatevi un lavoro. Era la frase che lui con gentilezza ci ripeteva. Bisogna servire e rafforzare le istituzioni, e per farlo si deve essere liberi di dire di no».

Lui seppe dirlo quando, da ministro del Tesoro, nel 1982 mise in liquidazione il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi resistendo alle fortissime pressioni di molti esponenti del suo partito, la Democrazia cristiana: lo ha ricordato Mariantonietta Colimberti, responsabile delle pubblicazioni dell’Arel, e davanti a lei sedeva Giovanni Bazoli a cui Andreatta affidò la ricostruzione dell’istituto.

Una parola che racconta entrambi, per Letta, è «autorevolezza». Quella che – ha aggiunto Castagnetti – «deriva dal distacco personale e dalla profondità di pensiero».

«Rinnovare la democrazia»

Si posero la «missione quasi impossibile di rinnovare la democrazia» e, in fasi diverse, il loro partito: attraverso la parola («incantatori» li chiama Castagnetti) e le scelte di discontinuità. Il giornalista Marco Giudici, a lungo collaboratore di Martinazzoli, ne ha ricordato con esempi vivaci «l’avarizia positiva nei comportamenti, esattamente l’opposto di quello che accade oggi».

Le figure di Martinazzoli e Andreatta al centro di un incontro a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Le figure di Martinazzoli e Andreatta al centro di un incontro a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Erano inoltre – nella riflessione di Enrico Letta – «europeisti strutturali, convinti e senza nessuna forma di dubbio. Già negli anni ’90, Andreatta pensava che l’Europa integrata fosse per noi l’unico destino possibile. Anche Martinazzoli sull’Europa era inflessibile. Accanto alla battaglia politica c’era una riflessione culturale di una profondità unica, l’eredità più lungimirante che ci lasciano».

Eredità radicata nella tradizione di un cattolicesimo politico del quale anche gli altri interventi – di Elena Ringhini, Emanuele Moraschini, Gian Battista Girelli, Roberto Bondio – hanno colto l’essenza: «Un modo di pensare la democrazia – riassume Bondio – che traduce una visione cristiana dell’uomo in categorie politiche universali».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...