In bici da Trieste a Ventimiglia: una sfida lunga 1.500 chilometri

Da Trieste a Ventimiglia lungo le Alpi: 1.500 chilometri in sella attraverso i passi storici del ciclismo, su e giù per le grandi salite. Ha scelto la via più complessa per il suo viaggio Claudio Scalvini, 52enne di casa a Calcinato e ciclista amatore: 13 giorni per disegnare il confine settentrionale dell’Italia e raggiungere il mare della Liguria dal mare del Friuli.
Ciclista quasi per dovere, il suo primo amore è stato l’alpinismo, che però non pratica più: «Ginocchia consumate e fratture, l’ortopedico sei anni fa mi ha consigliato la bici». E così è stato: prima la mountain bike, poi l’enduro, infine la folgorazione gravel nel 2020.

A guidarlo la passione: «Leggevo di persone che facevano questi lunghi itinerari, quest’estate ho cominciato a disegnare il mio, che volevo originale: non i soliti giri che si possono fare in giornata, nemmeno quelli che fanno tutti. Del resto è una sfida con sé stessi. E doveva esserci la montagna, perché bici significa montagna».
Partenza il 17 settembre, percorso e «piani alternativi per i primi quattro giorni definiti: non sapevo se avrei retto. Certo, non farcela sarebbe stata una sconfitta». In treno è arrivato a Trieste con la sua bici e quel poco di bagaglio che è possibile caricare: «La bici pesa 9 chili, con il bagaglio arrivavo a 20: pareva di guidare un pullman. All’inizio ho avuto difficoltà, credevo di non farcela, poi il corpo si è abituato, sono andato avanti».
Sempre avanti
Le Dolomiti, una pedalata dietro l’altra, l’Austria per un pezzetto con le sue belle ciclabili e poi la Svizzera: freddo, pioggia, neve, le prime e uniche insormontabili difficoltà del viaggio. Perché con quelle condizioni «si rischia di cadere, il freddo può bloccare le dita, non volevo rischiare di non riuscire a frenare». E così i due «passaggi» obbligati in treno, cui però hanno fatto seguito la valle del Rodano, la Francia, Chamonix, il Monte Bianco.

Poi le grandi salite francesi del Tour, sempre in bilico tra Italia e Francia fino al Piemonte: «Ho pensato che già che c’ero avrei potuto arrivare fino al colle della Fauniera, per visitare il monumento al ‘pirata’ Marco Pantani: ho aggiunto un giorno e due salite». Ma ne è valsa la pena perché «sono state forse le più belle: rustiche, con pochissime auto e pochissime moto. Montagna vera». Era il penultimo giorno di viaggio. Quello successivo, «venti minuti di sterrato bello mosso per aggirare la chiusura per frana della galleria a Limone Piemonte, un percorso che mi hanno consigliato i locali, e poi giù lungo la val Roia e fino al mare di Ventimiglia». Il giorno in cui ha pedalato di più? «Il terzo, da San Vito in Cadore fino a Vipiteno, 150 chilometri. Questo tipo di esperienze vanno calibrate: devi pensare che l’indomani occorre rimettersi in sella».
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