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Caldo afoso, pioggia e sbalzi: boom di porcini sui monti bresciani

L’esperto Carlo Papetti spiega il motivo della fioritura di alcune specie a discapito di altre che avrebbero dato grandi soddisfazioni agli appassionati
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Una stagione proficua per i porcini
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Una gioia per chi raccoglie porcini per cucinarli nel risotto. Un po’ meno per chi studia i funghi. Questa prima parte d’estate sarà ricordata così, per la grande abbondanza di boleti e la scarsità invece di altre specie che avrebbero dato grandi soddisfazioni agli esperti e appassionati.

La vivace fioritura è legata alle condizioni climatiche particolari: «Il caldo soffocante di fine giugno inizio luglio ha scaldato il terreno – spiega Carlo Papetti, esperto del Circolo micologico Carini – poi lo sbalzo repentino verso il basso dovuto alle perturbazioni e il ritorno ad un’escursione termica notevole tra notte e giorno oltre all’umidità data dalle abbondanti piogge hanno creato le condizioni ideali per alcune specie di miceti. Non per tutte però».

La situazione

Restano inspiegabili, per il momento, le ragioni per cui chi va per boschi si è trovato di fronte a centinaia di porcini e non ad altri funghi quali l’Amanita muscaria, «che cresce nelle stesse condizioni, e ancora ci sfugge il perché» continua l’esperto. Al momento però la situazione sta cambiando, anche perché le temperature sono tornate a salire, manca la forte escursione termica e «soprattutto sta alzandosi il vento, vero nemico dei funghi perché asciuga la superficie del terreno».

Il clima è ideale per alcune specie a discapito di altre - © www.giornaledibrescia.it
Il clima è ideale per alcune specie a discapito di altre - © www.giornaledibrescia.it

«Ma non si preoccupino gli appassionati e i raccoglitori: ora assisteremo a un calo ma abbiamo davanti mesi che potranno dare grandi soddisfazioni, tra settembre e novembre, perché ci sarà il risveglio di miceti dormienti in questo periodo e che si sviluppano con l’umidità e con temperature non così estreme».

I consigli

Certo, l’accorgimento e il consiglio che un esperto come Papetti rivolge a chi con scarponi e cestini frequenterà le nostre montagne, è quello di non improvvisarsi raccoglitori, di frequentare i corsi che il Circolo micologico Carini propone ma soprattutto far valutare il raccolto allo sportello di Ats dove alcuni tecnici potranno confermare la commestibilità o la nocività di quanto preso.

Il microclima è ideale per i funghi - © www.giornaledibrescia.it
Il microclima è ideale per i funghi - © www.giornaledibrescia.it

«I raccoglitori di funghi, soprattutto bresciani, sono degli assatanati – continua Papetti –; bisogna invece diffidare dei praticoni che non hanno conoscenze botaniche e specifiche di funghi e che non sono in grado di capire la differenza tra le specie. Quello dei funghi è un pianeta a sé e la scienza è in continua evoluzione. Oggi come oggi chi frequenta i nostri corsi può facilmente riconoscere oltre duecento specie e capire quali sono tossici, quali commestibili e quali mortali. In ogni caso dopo la raccolta è sempre meglio andare allo sportello di Ats dove non diranno i nomi dei miceti raccolti e la specie cui appartengono, ma almeno se sono commestibili oppure no, evitando così corse al Pronto soccorso e il rischio di intossicazioni che, anche se non portano alla morte, possono determinare gravi danni a fegato e reni o neurologici».

Rispetto

Come ogni essere vivente anche i funghi devono essere rispettati, «ricordandosi sempre che senza i funghi saremmo morti. Van sempre rispettati. Non solo non raccogliendone in quantità eccessive ma anche non rompendoli o distruggendoli». Non è tanto l’abbondanza di una specie a far felici gli esperti, quanto la scoperta di una nuova e Carlo Papetti, per questo, è riuscito ad individuare in città ben tre specie di funghi cui ha dato il nome dei suoi tre nipotini.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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