La vicinanza economica a Kiev costa cara a tutta l’Unione Europea

A farne le spese sono soprattutto i Paesi meno distanti dall’Ucraina: l’effetto di prossimità ha un suo prezzo
Zelensky a Bruxelles in occasione dell'ultimo Consiglio europeo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Zelensky a Bruxelles in occasione dell'ultimo Consiglio europeo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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La guerra portata dalla Russia in Ucraina ha costi per l’insieme dei Paesi dell’Ue. Sintetizzabili in minor crescita economica. L’impatto, tuttavia, è differenziato tra Paese e Paese. Quelli più vicini, perché hanno confini con l’una delle due parti belligeranti o per la geografia, soffrono di più di quanti distano maggiormente dal teatro del conflitto. Più specificamente, ogni mille chilometri di riduzione della distanza (misurata come media tra quanto ogni capitale dista da Kiev e Mosca), la perdita nella crescita annuale, rispetto al 2022-23, è di circa due punti percentuali.

Sono i risultati di uno studio della Commissione europea, pubblicato unitamente alle Previsioni economiche d’autunno. La prossimità ha il suo prezzo. I Paesi confinanti sono i più vulnerabili alle ricadute economiche negative della guerra. In termini di crescita potenziale i Paesi Baltici, Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania hanno perso oltre un punto percentuale all’anno rispetto alla media Ue. Simili effetti di prossimità si osservano nella crescita delle componenti del Pil, ovvero consumi privati, investimenti, esportazioni e importazioni, tutte cresciute più lentamente del previsto. L’eccezione, ha rilevato la Commissione, è rappresentata dai consumi pubblici, per i quali non ha funzionato l’effetto di prossimità. Ciò in gran parte per via delle maggiori spese per la difesa, con effetti sul deficit del bilancio statale.

Anche l’inflazione risulta legata alla vicinanza alla guerra. La crescita dei prezzi, negli Stati membri più vicini alla guerra è così risultata di 2,2 punti percentuali superiore alla media Ue, differenza salita a 3,7 per i confinanti con la guerra. Quali i fattori dell’impatto economico della vicinanza alla guerra? Esistono diversi canali attraverso i quali la vicinanza geografica alla guerra può ampliare l’esposizione alle sue conseguenze economiche. In primo luogo, i Paesi più vicini a Russia e Ucraina hanno spesso legami commerciali più forti con queste ultime, rendendoli più vulnerabili a interruzioni dovute alle sanzioni, ma pure a colli di bottiglia negli approvvigionamenti.

Soccorritori al lavoro dopo un raid russo nell'ovest dell'Ucraina - Foto Epa/Maxym Marusenko © www.giornaledibrescia.it
Soccorritori al lavoro dopo un raid russo nell'ovest dell'Ucraina - Foto Epa/Maxym Marusenko © www.giornaledibrescia.it

In secondo luogo, queste economie sono più energivore rispetto al resto dell’Ue, ossia di energia ne consumano di più per ogni euro di Pil prodotto, sono pure maggiormente dipendenti dalla Russia per gas e petrolio, ciò aumenta la loro esposizione a interruzioni negli approvvigionamenti e ai conseguenti picchi di prezzo. In terzo luogo, la prossimità implica premi più elevati per il rischio finanziario, in particolare nelle economie non parte dell’euro, riflettendo sia una maggiore incertezza geopolitica sia condizioni di finanziamento più restrittive. In quarto luogo, i Paesi vicini hanno accolto un numero significativo di sfollati dall’Ucraina. Ciò può sì sostenere il Pil attraverso maggiori consumi e maggiore offerta di lavoro, ma genera al contempo costi fiscali, con un effetto netto negativo.

Infine, le crescenti preoccupazioni in materia di sicurezza potrebbero aver influenzato le decisioni di investimento private, inducendo alcune aziende a rinviare o rilocalizzare gli investimenti pianificati. I dati mostrano anche un aumento dei tassi di risparmio delle famiglie nei Paesi più prossimi, probabilmente, suggerisce lo studio, «a causa di un comportamento precauzionale e di maggiori perdite di ricchezza finanziaria dovuto all'inflazione». Quanto al mercato del lavoro, nonostante l’aumento degli sfollati dall’Ucraina verso i Paesi limitrofi, la crescita dell’occupazione, per via della scarsa domanda, è rimasta più debole nei Paesi vicini al conflitto.

Le distanze, possiamo concludere, sono rilevanti, e non solo in termini economici. Diverse inchieste mostrano come la percezione della minaccia è nettamente più alta nei Paesi vicini alla Russia, mentre nei Paesi del Sud Europa – Italia compresa – risulta sensibilmente più bassa. Se la lontananza fa meno mali economici nell’oggi, può tuttavia generarci illusioni ottiche, col rischio di avvedersi del pericolo quando è ormai troppo tardi.

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