Viaggio cancellato, ma che paura quando la guerra chiude le frontiere

Se fossi una viaggiatrice analogica e possedessi un taccuino dei ricordi, un bel capitolo panciuto sarebbe dedicato agli imprevisti. Posso bullarmi di aver accumulato in anni di vacanze in solitaria una certa esperienza sul campo.
Roba da «problem solving» nel curriculum: voli dirottati per grandine, gate chiusi con l’aereo ancora in pista, ruote di jeep forate nel mezzo del safari, sequestri assortiti al controllo bagagli, maestra di yoga infortunata al primo giorno di ritiro, visto negato a una settimana dalla partenza. Calo la briscola: monsone e sanguisughe nel trekking estremo della vita (nel senso che è stato il primo e l’ultimo). Vi vedo che palpate le tasche, ma ve ne prego: i vostri riti apotropaici mi feriscono e non vi rendono onore. Semplicemente fa parte del gioco. La voglio pensare così, tra un cero votivo e l’altro.
Un intoppo diverso
L’ultimo intoppo vacanziero però è stato diverso: è stata la prima volta che i miei programmi si sono scontrati con la guerra. Una di quelle cose che siamo abituati a immaginare ingabbiata nei circoletti rossi delle cartine geografiche, ma che ho rischiato di sfiorare da vicinissimo. Mi ha impressionata mettere a fuoco questa consapevolezza e l’approccio ridanciano è presto svanito.
Proprio oggi sarei stata a metà del viaggio in Sri Lanka che pianificavo da mesi e per il quale avevo già prenotato trasferimenti, alloggi, guide turistiche, ingressi ai templi e voli aerei. E proprio negli Emirati Arabi erano programmati gli scali: all’andata Doha e al ritorno Sharja, a pochi chilometri da Dubai. Va da sé che dopo gli attacchi iraniani e la chiusura dello spazio aereo i voli non sono più stati garantiti. Troppo costoso trovare biglietti alternativi su rotte più sicure e troppo rischioso pensare di rimanere bloccata dall’altra parte del mondo: viaggio annullato.
L’addestramento decennale di cui sopra si è rivelato utile e ho ottenuto il rimborso di gran parte dei soldi che avevo speso. Al netto di qualche franchigia posso dire di aver recuperato quasi tutti i costi che avevo già sostenuto. Una delle due compagnie aeree mi ha accreditato in meno di 24 ore l’intero valore del biglietto, l’altra lo ha convertito in un voucher da spendere entro un anno, mentre il tour operator ha garantito un bonifico di risarcimento nel giro di una settimana.
Punta di amarezza a parte, il dispiacere più grande è stato sentire per la prima volta limitata la mia libertà di movimento. Un privilegio che anche il più ottimista dei viaggiatori non può più dare per scontato.
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