Se dovesse essere confermato il limite dei due mandati per la presidenza delle regioni, in Campania e Veneto gli uscenti non potrebbero ricandidarsi. Zaia, in particolare, che ha in verità già fatto tre mandati (dal 2010) non potrebbe puntare alla conferma. In più, anche se il limite fosse abolito, ci sarebbe una questione politica: Fratelli d’Italia vuole governare una grande regione del Nord, perché è il primo partito del Paese e può rivendicare di fronte ai suoi alleati il diritto di avere presidenze «di peso». Così, poiché la Meloni ha messo nel mirino il Veneto, Zaia potrebbe andarsene o per il limite dei mandati o per una decisione politica. Tuttavia, in Veneto (dove i leghisti sono molto autonomi e fieri di esserlo, persino da Salvini, figuriamoci dalla Meloni) i sostenitori di Zaia stanno pensando di sfidare sia Roma, sia il leader leghista nazionale, presentando una candidatura e una lista autonoma (se possibile insieme a quella della Lega, se Salvini si piega e accetta) alle prossime regionali.
È un’operazione fattibile che potrebbe persino essere vincente. Infatti, se alle politiche del 2022 la Lega di Salvini ha ottenuto in Veneto solo il 14,7%, alle regionali ha avuto nel 2020 il 16,92 contro il 44,57% della lista Zaia. Tradotto: se nel 2020 Zaia avesse presentato la sua candidatura e la sua lista contro tutto il centrodestra avrebbe avuto il 44,57% contro il 22,43% di FI, Lega e FdI, senza contare che un eventuale centrosinistra largo aveva allora il 19,59% dei voti. Quindi Zaia ha i voti per vincere da solo, meglio ancora se con la Lega; la secessione dei veneti leghisti di Zaia non piacerebbe affatto a Salvini, che quindi dovrebbe appoggiare la lista e affiancarle quella del Carroccio, rompendo con la Meloni.




