Il «disastro di Valencia» ci ha tutti sconvolti per impatto e forza scaricata a terra dal ciclone Dana (con un terribile numero di dispersi forse sopra i 1.500) e da eventi di piovosità (500 millimetri in 8 ore su terreni argillosi siccitosi e impermeabili) mai registrati in Spagna e forse nemmeno in Europa in un mix infernale tra un tornado e una alluvione (con oltre 220 morti e che purtroppo saliranno).
Fenomeni, allora, sempre più ricorrenti e potenti per intensità e danni provocati e che le immagini hanno registrato con precisione chirurgica sia nella loro fisiologia che anatomia impietosa. Possiamo difenderci solo con cultura della prevenzione e avendo cura idrogeologica dei territori, mitigando i fattori di cambiamento ambientale e dandoci sistemi di allerta ben sperimentati ed efficienti in modo da informare correttamente le persone circa la loro sicurezza possibilmente con soluzioni credibili e realistiche di protezione ed evacuazione nei tempi imposti dagli eventi. Ciò che non è avvenuto a Valencia anche per colpevole sottovalutazione della politica della Generalitat.




