Trump, le armi promesse a Kiev e i possibili effetti sulla guerra

Ad essere generosi col mutevole Trump si potrebbe persino pensare che la scelta di concedere cinquanta giorni a Putin per accettare trattative che portino quantomeno ad un cessate il fuoco in Ucraina abbia senso strategico. Le truppe russe sono da mesi all’offensiva e, pur facendo segnare qualche rallentamento negli ultimi giorni, hanno guadagnato più terreno tra maggio e luglio che nei sei mesi precedenti. La strategia è quella, consolidata, di evitare il più possibile assalti diretti alle più o meno munite linee ucraine, aggirandole e chiudendole in una serie di sacche in cui i difensori, tagliati fuori dai rifornimenti, hanno sorte segnata. Il resto viene letteralmente spianato col lancio di bombe plananti Umpk da 500 o 1000 kg.
Accade lungo tutto il fronte e sembra ormai inevitabile che le quattro regioni del Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhia (anche se non ancora del tutto occupate) restino in mano russa, con possibilità per Kiev di riconquistarle nulle. Senza contare che i russi si sono spinti avanti anche nelle regioni di Kharkiv e Sumy, col pretesto di creare una «fascia di sicurezza». Le nuove forniture di armi promesse da Trump, a valere sui conti degli alleati europei, potrebbero però creare grattacapi a Mosca, impegnata da oltre tre anni in uno sforzo bellico ed economico senza precedenti, che ne sta compromettendo la solidità economica.
Le batterie di missili Patriot (ne dovrebbero arrivare per ora tre, forse quattro, fornite o acquistate direttamente da Germania e Norvegia, mentre Kiev ne vorrebbe dieci) consentirebbero di contrastare il lancio di missili balistici Iskander e ipersonici Khinzal, che i russi usano contro gli obiettivi più importanti, facendoli accompagnare da centinaia di droni, meno pericolosi ma utili a saturare le già provate difese radar ucraine.
Anche la nuova fornitura di ingenti quantità di proiettili da 155 mm consentirà alle artiglierie di Kiev di contrastare le sempre preponderanti sorgenti di fuoco russe. Non è trapelato poi se e quanti missili Atacms (con raggio di 300 km) verrebbero consegnati agli ucraini: forse poche decine, in grado però di portare gravi danni alle retrovie logistiche di Mosca. Ma ancora più insidiosa per i russi sarebbe la fornitura di missili subsonici Jassm-ER, che hanno un raggio d’azione di 925 km, con sistema di guida Gps resistente alle contromisure, un seeker (cercatore) a infrarossi per la fase terminale dell’attacco di precisione e una testata bellica di 450 kg, per colpire bersagli protetti.
Провів нараду щодо оборонної сфери: наше власне виробництво зброї, домовленості з партнерами, постачання для української армії.
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 16, 2025
Детально аналізуємо виконання всіх контрактів, угод та інвестиційних проєктів. Визначили кроки, які мають бути зроблені найближчим часом, і ключові… pic.twitter.com/yln4oxROfR
Tali armi, facilmente integrabili sugli F16 in dotazione agli ucraini, potrebbero quindi in teoria colpire anche Mosca e, quasi, San Pietroburgo. Nessuna di queste armi potrà cambiare il corso della guerra, ma Mosca potrebbe trovare assai ostico «l’ultimo miglio» verso i suoi obiettivi, che forse sino a pochi giorni fa, forte della sua superiorità in uomini e mezzi, pensava di poter percorrere in maggior scioltezza. Ed è in tal senso che i cinquanta giorni assumono anche senso strategico: per dispiegare le batterie Patriot e gli altri missili, infatti, serviranno settimane, perciò gli effetti sulle offensive russe non saranno immediati.
Se poi Kiev riuscisse però a mettere a segno alcuni successi significativi, questo, unito alla minaccia dei dazi secondari al 100% per i Paesi che commerciano con Mosca, potrebbe ammorbidire l’intransigenza di Putin, che sinora ha avuto vita facile grazie alla «disponibilità» di Trump, senza smettere mai però di impiegare il linguaggio della forza (col benestare e il sostegno di Pechino, che ha tutto l’interesse a mantenere Mosca nella sua orbita di influenza economica, creando al contempo guai agli Usa, il vero competitore). Il ri-mutato atteggiamento della Casa Bianca (che peraltro non aveva mai sospeso le «vecchie» forniture di armi a Kiev, ma solo frenato le nuove) disegnerà forse scenari diversi, ma la crudele tenzone nel cuore dell’Europa continuerà purtroppo a mettere in secondo piano le vite di centinaia di persone.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
