In silenzio e nella discrezione che la caratterizza da sempre l’Udinese ha tagliato il traguardo dei 30 anni consecutivi in serie A, privilegio non di molti se si pensa che, nello stesso arco di tempo – e cioè dal 1996 in poi –, sono scivolate tra i cadetti squadre come Juventus, Napoli, Bologna, Torino, Fiorentina. Mai il club friulano era stato così tanto tempo nel massimo campionato. Al tempo stesso quella dei Pozzo è tra proprietà più longeve in Italia nonostante il patron Giampaolo – come spesso ama ripetere – si fosse trovato al timone della società quasi per caso nell’estate 1986.

«Facevo parte di una cordata di industriali, piano piano si fecero tutti da parte e io rimasi con il cerino in mano a rilevare le azioni di Lamberto Mazza». Nonostante cicliche indiscrezioni su possibili cessioni a fondi stranieri, nel marzo scorso la famiglia ha confermato la volontà di non lasciare il club anche se lo storico capostipite il prossimo 25 maggio compirà 85 anni. Quando si parla dei Pozzo bisogna però ricordare anche il contributo dei familiari.
Il figlio Gino, considerato lo studente più bravo del suo corso di laurea in Business Administration a Washington, ha cominciato a collaborare attivamente col padre dal 1994 e si deve a lui l’abilità nello scoprire campioni non ancora espressi e l’intelligente interpretazione della legge Bosman. La figlia Magda ha la responsabilità delle strategie del marketing e degli aspetti commerciali, la moglie Giuliana Linda si occupa un po’ di tutto tranne che degli aspetti tecnici. Nei successi c’è anche il contributo dell’ex Brescia Gianluca Nani, nel ruolo di un Group Technical Director.
Tra i grandi investimenti dei Pozzo anche la ristrutturazione dello stadio, ora chiamato Bluenergy per questioni di sponsor, iniziata nel 2014 e conclusasi nel 2016. E non sono mancati risultati importanti: in due occasioni l’Udinese ha chiuso al terzo posto, per undici volte ha partecipato alle coppe europee e quasi mai si è trovata in zona retrocessione. Due anni fa la sorte dei bianconeri sembrava segnata quando, all’ultima giornata, si giocarono la salvezza all’ultima giornata sul campo del Frosinone. Nemmeno il pari sarebbe bastato, la squadra allora affidata a Fabio Cannavaro fu presa d’assalto per tutta la partita senza mai tirare in porta, poi l’attaccante inglese Keinan Davis (lo stesso che ha denunciato venerdì sera a Cagliari di avere ricevuto in campo insulti razzisti) a un quarto d’ora dalla fine trovò la rete dell’1-0 che condannò i ciociari, tornati in A qualche giorno fa.
Quest’anno l’Udinese ha già toccato quota 50 punti e potrebbe finire il campionato nella parte sinistra della classifica, come non le succede dalla stagione 2012-13 quando finì quinta. Eppure se andate sui social dei tifosi, non trovate chissà quale entusiasmo («Tanto l’anno prossimo come al solito venderemo i migliori» la frase ricorrente ). Preoccupa soprattutto il destino di AAtta, per il quale si è aperta un’asta a partire dai 40 milioni di euro. Va ricordato che il talentuoso centrocampista francese fu preso in prestito dal Metz nel 2024 a 21 anni e poi riscattato l’anno dopo (8 milioni): per i Pozzo si profila un’altra plusvalenza da urlo.
Discorsi che non fanno fare salti di gioia ai supporters delle zebrette, soprattutto a quelli più giovani che vivono dei racconti dei genitori, specie quelli che si godettero l‘esaltante torneo 1997-98 chiuso al terzo posto con Bierhoff capocannoniere (27 reti). Ma in un calcio supercompetitivo come quello di oggi, quando basta un niente per precipitare (proprio pochi giorni fa è finita la favola dello Spezia che è precipitata in C), l’Udinese bisogna tenersela ben stretta.



