Unione Europea, bilancio coraggioso ma senza consenso

La proposta per il periodo 2028-2034, presentata la settimana scorsa dalla presidente von der Leyen, ha ricevuto un no secco dall’Europarlamento
La presidente della commisione Europea Ursula von der Leyen - Epa/Olivier Matthys
La presidente della commisione Europea Ursula von der Leyen - Epa/Olivier Matthys
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Proprio non è piaciuto il bilancio per il periodo 2028-2034, presentato la scorsa settimana dalla Commissione europea, per voce della presidente von der Leyen. Un no secco dell’Europarlamento, da destra a sinistra, estremi compresi. A unire i rappresentanti del popolo europeo, – dove i membri della commissione Bilancio sono giunti a definirlo «una barzelletta» – sono stati gli stanziamenti per regioni e agricoltura accorpati in un unico fondo da 865 miliardi di euro. Unanimi, parlamentari e associazioni di categoria a schierarsi contro il taglio del 20% ai fondi agricoli, ridotti da 380 a 300 miliardi. Anche l’ammontare complessivo del bilancio settennale, 2.000 miliardi (corrispondono, su base annua, all’1,26% del Pil dell’Ue) scontenta tutti.

Troppo pochi per il Parlamento, troppi per Germania e Olanda. Una sola voce a favore, non certo di poco conto, ma pur sempre isolata, quella della più grande organizzazione imprenditoriale europea: Business Europe. Vede nel bilancio uno strumento per rafforzare crescita economica e innovazione, per via della proposta di un Fondo europeo per la competitività di 409 miliardi.

No secco dell'Europarlamento agli stanziamenti per regioni e agricoltura
No secco dell'Europarlamento agli stanziamenti per regioni e agricoltura

Un chiaro sostegno al rapporto Draghi, anche se in questo veniva indicato in 800 miliardi lo sforzo necessario per la competitività. Dalla prima raffica di reazioni, eccezione a parte, emerge una marcata tendenza alla conservazione e, di conseguenza, una spiccata avversione al nuovo. In primis, il contrasto sull’ammontare totale del bilancio, per il quale si aprirà il solito e per niente nobile mercanteggio.

Per trovare un futuro ma parziale rimedio a ciò, la proposta introduce tasse europee (tabacco, grandi imprese, rifiuti elettronici e altre) con un gettito atteso di 308 miliardi nei sette anni, poco più del 15 per cento del totale di bilancio. Rafforzare le risorse proprie è, in effetti, un modo per rendersi meno dipendenti dalle ritrosie dei Paesi membri sul proprio contributo. Tuttavia, vari paesi (Italia compresa) hanno già manifestato la loro avversione. Forse è l’impronta federale di un potere europeo di tassazione a suscitare timore? In secondo luogo, agricoltura e coesione regionale storicamente rappresentano le più consistenti poste del bilancio.

Lo sono ancora nella proposta, dove ne sfiorano la metà. Conservarle ai livelli precedenti, implicherebbe, pur con un (improbabile) bilancio all’1,26 del Pil, non lasciare spazio adeguato alle esigenze emerse negli ultimi anni. Tra queste il Fondo per la competitività. Quello di cui tanto si sente il bisogno, sia per non incorrere nella lunga agonia evocata da Draghi, sia per le urgenze di una difesa europea efficiente ed efficace generate dal mutare della situazione geopolitica, le cui prospettive non volgono purtroppo al meglio. Sempre in tema di politiche di coesione, una levata di scudi, con accuse di rinazionalizzazione, ha accompagnato la proposta di piani regionali.

La presidente von der Leyen presenta il bilancio per il periodo 2028-2034 -  Epa/Olivier Matthys
La presidente von der Leyen presenta il bilancio per il periodo 2028-2034 - Epa/Olivier Matthys

Quando tale proposta altro non è se non un modo per rafforzare il principio della sussidiarietà, in base al quale l’ente locale ha una conoscenza delle realtà in cui opera, ben maggiore di quanto non succeda all’autorità centrale. Da ultimo, gli eurobond. Nel bilancio vi sono 168 miliardi per cominciare a ripagarli. I paesi «frugali» sono contrari a nuove emissioni, siano per finanziare la difesa o per un rinnovo di Next Generation.

Un qualcosa da non ripetersi, indipendentemente dai risultati. Propongono di finanziare le spese con i tradizionali strumenti dei contributi nazionali. Il cammino è ancora lungo per un accordo sul bilancio, la discussione occuperà questo e il prossimo anno. Eppure, tra elementi di federalismo fiscale, sussidiarietà e recepimento della realtà geopolitica, la proposta è coraggiosa e innovatrice. Perseverare nel conservare l’esistente non è il miglior modo per costruire il futuro dell’Europa.

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