Un insolito requiem

Grazia ha un nome che calza perfettamente all’indole. Lei è quel tipo rarissimo di persone che riesce a essere molto sensibile senza esternazioni patetiche: incanala le proprie emozioni in maniera garbata e inarrestabile. Nei giorni scorsi ha chiamato gli amici e i vicini di casa per avvertire che è diventato improrogabile il taglio dei suoi alberi. Un’incombenza che la rende molto triste e di cui ha condiviso la notizia proprio come si fa quando desideri che gli altri partecipino alle tue emozioni e ritieni che l’informazione serva per prepararsi a una trasformazione inesorabile.
Grazia infatti vive in una casa che ha uno splendido giardino di quelli che si vedono solo sbirciando dentro il portone se lo si trova aperto. Lo si vede comunque anche da fuori: basta alzare lo sguardo per intercettare le chiome dirompenti degli alberi che sbucano da sopra i tetti. Sono piante che allungano i rami sopra le tegole e quando ci passi sotto d’estate non puoi ignorare che la temperatura si abbassa, che il sole diventa meno ostile. E se è inverno le lucine e il puntale ce li metti con la fantasia (se ancora l’abbrutimento non ti ha ucciso). Li sotto è trascorsa la vita delle generazioni andate: si è fatto tardi la sera chiacchierando, si sono organizzate feste, si è ascoltato il cinguettio degli stormi che facevano tappa durante i loro viaggi.
Da qualche mese, tuttavia, anche gli alberi hanno smesso di essere soltanto custodi silenziosi. L’esperienza di raffiche improvvise, le bombe d’acqua, le estati torride, gli inverni capricciosi, lo scompigliano di equilibri antichi li ha trasformati in possibili minacce. Segare un albero che sfiora i cento anni non è un intervento di giardinaggio: è chiudere un’epoca, interrompere una conversazione silenziosa durata generazioni. Quando si abbatte un albero antico, non si libera soltanto uno spazio nel giardino: si apre una domanda su come vogliamo abitare il futuro.
Gli alberi di Grazia verranno sostituiti da altri. Non avranno subito la stessa altezza né la stessa storia, ma cominceranno a scriverne una nuova. Intanto, attorno a lei, si è raccolta una solidarietà discreta e partecipe. E lei lo ha comunicato come si farebbe con una cattiva notizia che riguarda una persona cara. Avremo tutti bisogno di più Grazia, in senso letterale e in senso lato.
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