E tu come ti vorresti chiamare?

Dopo un divorzio di quelli combattuti fino all’ultima carta, del tipo che ti brucia l’anima e non lascia crescere nemmeno l’erbetta della più timida speranza, Cosetta si è ritrovata sola con il figlio Ettore, ancora piccolo. Il padre ed ex marito si trasferisce in un’altra regione e diventa quel tipo di fu coniuge che dimentica gli alimenti, che contratta ogni spesa straordinaria con fervore degno di più nobile causa e che rinuncia volentieri ai fine settimana con il figlio, per non dire delle ferie. Per intenderci, non comunica nemmeno al figlio e alla moglie del passato di essersi risposato, così che il bambino scopre all’improvviso di essere diventato il fratellastro di tre sorelle acquisite. Le carte bollate si sprecano e si accumulano.
Di fronte a difficoltà così evidenti, Cosetta si fa carico delle proprie e delle altrui sviste sentimentali e mette tutta se stessa nel tentativo di non aizzare il bambino contro il padre. Lo fa persino quando deve macinare chilometri per recuperare Ettore lasciato in qualche stazione o passare ore al telefono con lui per suturare gli strappi di discussioni, rivalse e accantonamenti, in mezzo alle nuove emergenze dettate da una famiglia che insiste nel farlo sentire un corpo estraneo.
Il dubbio di ogni genitore che resta solo con un figlio e deve giocarsi tutti i ruoli è sempre lo stesso: sto facendo abbastanza? Sto prendendo le decisioni giuste? Lo sto aiutando a restare lontano dal baratro dei disagi emotivi o sto soltanto agitando l’aria attorno alla zoppia che segnerà la sua esistenza di figlio rifiutato? Ettore cresce e diventa maggiorenne: un giovane introverso, studioso, con pochi amici, amante dello sport, attento a evitare relazioni troppo travolgenti. Finite le superiori, inizia l’università. Le spese per la patente, per cure specifiche dovute a un incidente in campo e per la stanza da fuori sede segnano una svolta: Cosetta viene aggirata e lo scambio scabroso sul denaro si trasforma in un battibecco diretto tra i due maschi.
Il primo viaggio lungo da solo Ettore lo compie per andare a trovare suo padre. Ormai è quasi grande, non chiama più la mamma a ogni attrito e non deve nemmeno dirle a che ora andarlo a prendere in stazione: arriverà a casa da solo. È il momento in cui si delinea una relazione autonoma tra i due. Cosetta ne osserva le dinamiche di riflesso e si pone, ancora, le stesse domande. La risposta le arriva, indiretta ma netta, sei mesi fa: Ettore ha aggiunto il cognome della madre a quello del padre e lo usa per presentarsi e per il proprio indirizzo email. È la dimostrazione che resta solo chi c’è stato davvero. Gli altri sono nomi sullo sfondo.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
