«Cosa resterà di questi anni Ottanta?», cantava Raf. E, si parva licet, che cosa resterà di questo sciopero generale (e delle altre recenti astensioni dal lavoro, sempre più ravvicinate e a tambur battente)? Uno sciopero sul quale, per l’ennesima volta, i sindacati confederali si sono divisi: a proclamarlo sono state Cgil e Uil, mentre non ha aderito la Cisl.
Naturalmente, se il fronte sindacale non si presenta all’insegna della compattezza delle rivendicazioni, la sua azione si indebolisce. È anche da questo stato oggettivo di cose che scaturisce il quesito intorno alla maggiore o sempre minore efficacia dello sciopero, non nuovo in assoluto, ma che appare sempre più serio in questi ultimi mesi di sua moltiplicazione esponenziale. E farsi questa domanda non significa affatto avere un «atteggiamento antisindacale», come sostiene un pezzo della sinistra più radicale - anche se, certamente, questo dibattito nei media vicini al destracentro acquista un significato differente (e schierato con le posizioni dell’esecutivo). Nondimeno, il tema resta - anzi, c’è proprio tutto.




